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		<title>Thelma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Dec 2020 05:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Thelma &#62; Prologue Quiete d&#8217;inverno. Un padre e una figlia stanno camminando su di un lago ghiacciato, quando lei si ferma ad osservare due pesci che nuotano sotto la superficie. Scambio di sguardi. Quello della bambina è curioso, quello dell&#8217;uomo si fa da serio a dolce. I due raggiungono la linea degli alberi, dove incrociano [&#8230;]</p>
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									<p>&gt;</p><h4><b>Prologue</b></h4><p>Quiete d&#8217;inverno. Un padre e una figlia stanno camminando su di un lago ghiacciato, quando lei si ferma ad osservare due pesci che nuotano sotto la superficie. Scambio di sguardi. Quello della bambina è curioso, quello dell&#8217;uomo si fa da serio a dolce. I due raggiungono la linea degli alberi, dove incrociano un cerbiatto. Il padre punta la canna del fucile dapprima verso l&#8217;animale, poi verso sua figlia. Per fortuna, infine desiste.<br />Perché un genitore dovrebbe voler giustiziare sangue del suo sangue?</p><p>Il titolo del film lampeggia gradualmente ad alta frequenza, bianco su nero.</p><p>Ad una visione superficiale, <i>Thelma</i> appare come un tipico thriller sovrannaturale, forse un po&#8217; meno banale del solito. In realtà, si tratta di una storia <i>coming-of-age </i>estremamente profonda e sfaccettata che, se la si volesse riassumere in modo triviale, sarebbe la seguente: una ragazza si allontana da genitori controllanti per affermare sé stessa, e quindi avverare i suoi desideri. In due parole, emancipazione ed autorealizzazione.<br />La ricchezza sta nella sceneggiatura, complessa ma coerente, difatti fitta di intrecci tutti perfettamente armonici. Se poi si aggiunge una fotografia elegante, un&#8217;interpretazione magistrale ed una colonna sonora evocativa, <i>Thelma</i> smette di essere una piccola perla della <i>unpop culture</i> e diviene un classico istantaneo, una visione obbligata.</p><p>Il film è disponibile su <a href="https://www.amazon.it/dp/B07HGHW54F/" target="_blank" rel="noopener">Amazon</a> (acquisto fisico) e <a href="https://www.youtube.com/watch?v=PowL700dq9g" target="_blank" rel="noopener">YouTube</a> (noleggio o acquisto digitale).<br />Un caldo suggerimento: audio in lingua originale norvegese e sottotitoli in inglese.</p><p><i>Info da ricordare o a cui prestare attenzione durante la visione:</i><br />&#8211; La centralità dell&#8217;acqua nel dipanarsi della trama.<br />&#8211; La funzione e la posizione delle mani dei personaggi.<br />&#8211; La presenza di barriere di separazione tra spazi e soggetti.<br />&#8211; Il contrasto d&#8217;atmosfera fra momenti di solitudine e di compagnia.<br />&#8211; Gli oggetti di colore rosso, in quanto segnalano un imminente pericolo.<br />&#8211; Il nome della protagonista: Thelma (volontà) Eva (vita) Brenne (bruciare).<br />&#8211; La sua data di nascita: 29 febbraio 1996, giorno intercalare di un anno bisestile.</p><p>Di seguito, la mia personale (psico) analisi del film, capitolo per capitolo.</p><h4> </h4><h4><b>Univ</b><b>ersity</b></h4><p>La videocamera inquadra dall&#8217;alto una piazzetta del campus piuttosto frequentata, e piano piano si avvicina al centro. Non è chiaro chi voglia mostrare. L&#8217;attenzione viene catturata da un uomo anziano vestito di bianco e nero, che si china a raccogliere qualcosa. Qualche istante dopo, l&#8217;attenzione viene indotta a spostarsi su una ragazza in blu jeans che si ferma a consultare una mappa, per poi dirigersi verso l&#8217;ingresso in sincronia con una giovane in nero e l&#8217;anziano in bianco e nero. La ragazza, che al collo porta un ciondolo con croce, si siede in un&#8217;aula dove inizia una lezione sul dualismo onda-corpuscolo. È il classico primo giorno d&#8217;università, per molti colmo di spaesamento e solitudine.</p><h4> </h4><h4><b>C</b><b>ontrol</b></h4><p>Thelma riceve una telefonata dai genitori fuori città, che subito si rivelano essere eccessivamente apprensivi e soffocanti. Due altre rivelazioni: il Padre è lo stesso che stava per uccidere sua figlia nel prologo e la Madre è paraplegica. La giovane è giustamente infastidita e di poche parole; vuole godersi il suo primo assaggio di libertà.</p><h4> </h4><h4><b>Crisis</b></h4><p>In biblioteca aula-studio, accanto a lei si siede una ragazza con una giacca di pelle nera. Uno stormo di corvi volteggia nei pressi, ed uno di essi si schianta contro una vetrata. Thelma comincia a respirare affannosamente, le mani a tremare senza controllo fino a diventare convulsioni del corpo intero, che la fanno ribaltare a terra. In seguito alla collisione di un secondo corvo sul vetro, viene soccorsa dagli astanti.<br />In ospedale, la dottoressa esclude evidenti anormalità e l&#8217;alcool come causa della crisi, dato che vari test hanno dato esito negativo e la giovane non ha mai bevuto in vita sua. Per questo motivo, intende approfondirne la storia clinica chiamando il medico di famiglia (senza che i genitori lo sappiano, su espressa richiesta di Thelma).</p><p>&#8211; Nella mitologia norrena il corvo è un foriere di messaggi, similmente alla cultura popolare che lo rappresenta come un presagio di sventura. Pertanto, i due corvi che collidono contro il vetro riflettono due possibili morti future.<br />&#8211; Le crisi di Thelma si infiammano quando desideri impuri, cioè non concordi con la sua educazione religiosa, defluiscono dall&#8217;inconscio alla coscienza. L&#8217;attributo di non purezza è dovuto alla loro natura sessuale.</p><h4> </h4><h4><b>Nightmare</b></h4><p>Un serpente si intrufola in una camera e striscia sul corpo di un&#8217;anziana signora (che si scoprirà poi essere la nonna di Thelma, la madre di suo Padre). La giovane si sveglia di soprassalto, spaventata: era solo un brutto sogno.</p><p>&#8211; Il rettile simboleggia chiaramente il male che si insinua dove non dovrebbe, alla luce della religione. Male che ha già sedotto la nonna in passato e nel presente sta facendo lo stesso con la nipote.</p><h4> </h4><h4><b>Swimming Pool One</b></h4><p>Anja, la ragazza dalla giacca nera, ora indossa un costume del medesimo colore. Prima osserva Thelma nuotare, poi si china per parlarle. È l&#8217;unica coetanea che dimostra un genuino interesse per lei e la sua salute, ed è così che una semplice attrazione fisica inizia a farsi sentimento. L&#8217;aggiunta social non fa altro che rinforzare quest&#8217;infatuazione.<br />Purtroppo però, tramite una sbirciatina di profilo, Thelma scopre che Anja è già impegnata con un ragazzo: Daniel.</p><p>&#8211; La situazione in cui Thelma si trova è ben descritta da una citazione di <i>Eternal Sunshine of the Spotless Mind: &#8220;Why do I fall in love with every woman I see that shows me the least bit of attention?&#8221;</i></p><h4> </h4><h4><b>Visit</b></h4><p>I genitori fanno visita alla figlia e pranzano insieme in un ristorante cinese, dove lei nota con imbarazzo due uomini a tavola che si tengono per mano. Come reazione uguale e contraria anche finalizzata a compiacere il Padre, Thelma denigra velatamente le persone che non credono in Dio. Lui tuttavia non apprezza un simile atteggiamento di superiorità, sminuendola a sua volta, con il passivo avallo della moglie.<br />Tornati al dormitorio, la figlia confessa al Padre (come fosse un prete) che la propria superbia è spesso causa di una profonda solitudine. Lui implicitamente la perdona, quindi la incoraggia a concedere agli altri l&#8217;opportunità e il tempo di conoscerla per quella che davvero è, una brava persona.<br />La mattina seguente i genitori tornano a casa ed il conforto assicurato dalla loro presenza svanisce, come simboleggiato dal tavolo a tre posti, tutti vuoti: la ragazza si trova nuovamente da sola a lottare contro l&#8217;alienazione sociale.</p><h4> </h4><h4><b>Friends</b></h4><p>Alla visione social di Anja che si sta divertendo in un bar, le luci della biblioteca vuota dove Thelma sta studiando sfarfallano brevemente. Decide dunque di recarsi in quello stesso locale per combinare un incontro pseudo-casuale con colei che ora consciamente vede soltanto come potenziale amica, cosa che in effetti accade.<br />Al tavolo con Anja, Daniel ed i loro amici Julie e Kristoffer, la giovane suscita subito la curiosità e l&#8217;ilarità dell&#8217;ultimo per via del divieto cristiano di assumere alcolici in eccesso. Mentre il ragazzo critica il generale concetto di religione, Thelma riceve una chiamata dalla Madre, che però ignora per avere l&#8217;occasione di difendere, senza arroganza, il proprio credo. Nonostante l&#8217;argomentazione da lei proposta sia senz&#8217;altro mediocre, risulta essere comunque efficace.<br />Anja invita Thelma a danzare insieme sulla pista da ballo, ma dopo qualche minuto la prima scompare e la seconda rimane sola, ancora. Non le rimane altro che telefonare al Padre per scusarsi di non aver risposto prima.</p><p>&#8211; Le luci intermittenti in biblioteca sono il preludio di una seconda crisi, mancata poiché la rifiorita coscienza religiosa è riuscita a contenere ogni desiderio impuro entro l&#8217;inconscio, almeno per il momento.</p><h4> </h4><h4><b>Night</b></h4><p>Thelma cerca di prendere sonno ripensando alla piacevole serata, in particolare al momento d&#8217;intimità condiviso con Anja in discoteca. Vorrebbe che fosse lì nel letto accanto a lei, a riempire quello spazio vuoto. A distanza, le due ragazze ruotano il corpo in perfetta sincronia, o meglio sincronicità, l&#8217;una per addormentarsi e l&#8217;altra per svegliarsi.<br />Qualche minuto più tardi, Thelma si desta di colpo siccome si sente osservata da una figura senza volto, immobile in strada: non è altro che Anja, confusa. Le luci dei lampioni balenano, si alza il vento, le mani tremano prima e poi tutto il corpo, gli occhi si riversano all&#8217;indietro e la ragazza cade a terra, per la seconda volta, prima di essere soccorsa.<br />Tornate in casa, Anja si mostra tanto premurosa e comprensiva da decidere di trascorrere la notte insieme a Thelma, proprio come quest&#8217;ultima desiderava.<br />Le due giovani sono coricate a letto in identica posizione, ma con canottiere complementari, una bianca ed una nera. Thelma dapprima esplora con lo sguardo l&#8217;attaccatura dei capelli appena sottostante l&#8217;orecchio sinistro di Anja, il suo respiro li fa ondeggiare dolcemente, quindi li accarezza con simile delicatezza.<br />L&#8217;inquadratura del risveglio è stata studiata per essere inquietante: la mano sinistra di Anja su sfondo nero sembra mozzata ed appartenente a Thelma, il cui viso è diviso esattamente a metà. Poco dopo, le due cercano di razionalizzare lo strano e quasi sovrannaturale incontro della nottata appena passata.</p><p>&#8211; Thelma ha il potere di trasformare profondi desideri (consci ed inconsci) in realtà, e questa è la prima volta che lo usa in età adulta. La conseguente crisi è ancora una volta causata dalla natura impura del desiderio che esprime.<br />&#8211; Si può tranquillamente affermare che per la ragazza valga il detto popolare <i>&#8220;volere è potere&#8221;</i>.</p><h4> </h4><h4><b>Together</b></h4><p>Le due giovani si frequentano ed avvicinano sempre più, con Anja che arriva ad insegnare a Thelma tutte quelle trasgressioni che lei non ha mai avuto la possibilità di esperire durante l&#8217;adolescenza: bere, imprecare e fumare.<br />Durante una di queste serate insieme, il racconto di come da piccola il Padre le avesse tenuto la mano sopra una candela per esprimere cosa avrebbe provato per l&#8217;eternità se avesse peccato e fosse finita all&#8217;inferno. Nonostante l&#8217;abuso, Thelma descrive suo papà come buono, gentile e sempre disponibile ad ascoltare qualsiasi cosa lei abbia da dire: può parlargli proprio di tutto. Al contrario, Anja afferma di non conversare col suo sia perché vive all&#8217;estero, sia perché non crede di averne più bisogno.</p><p>&#8211; Come già detto in precedenza, da tempo il Padre incarna il ruolo di autorità religiosa con cui confidarsi.</p><h4> </h4><h4><b>Ballet</b></h4><p>Thelma si incammina da sola verso il teatro dell&#8217;opera, dove è stata invitata da Anja e sua madre Vilde per assistere al balletto &#8220;Sleight of Hand&#8221; (Gioco di Prestigio). All&#8217;ingresso in sala, la videocamera indugia per qualche secondo su di un enorme lampadario a bande alternate di luce e oscurità. Dopo un breve siparietto mondano tra madre e figlia, si scopre come quest&#8217;ultima abbia lasciato il suo ragazzo; Thelma dissimula dispiacere, ma dal suo volto traspare compiacimento.<br />Lo spettacolo ha inizio in parallelo, sia sul palco che in platea: mentre il ballerino a torso nudo si fa sempre più spazio fra quelli di nero vestiti, la mano di Anja fa lo stesso fra le cosce di Thelma… quindi entro i suoi desideri. Le mani iniziano a tremare, il respiro ad accelerare, il lampadario ad oscillare ed i danzatori neri a gridare in silenzio. Non appena le luci balenano per una frazione di secondo, la ragazza capisce che ora sta mettendo in serio pericolo non soltanto sé stessa, ma anche gran parte del pubblico. Per il bene di tutti, esce rapidamente dalla sala e cerca di calmarsi, quasi in lacrime.<br />Thelma indossa il cappotto e fa per allontanarsi da lì, quando si avvicina una Anja sempre più fuori personaggio, che le accarezza i capelli intorno all&#8217;orecchio sinistro e la bacia. Un attimo di esitazione, per poi cedere alla passione finché la religione non riprende il controllo, la spinge via e induce due conati di vomito.<br />In piena circolarità di sequenza, Thelma corre via da sola dal teatro dell&#8217;opera.</p><h4> </h4><h4><b>Confession</b></h4><p>Dopo aver recitato una litania, Thelma chiama il Padre con l&#8217;intento di confessare tutti i suoi peccati. Tuttavia, forse a causa del timore di ricevere una punizione, preferisce mentire e ammettere di aver solamente bevuto due birre con amici. Sembra aver preso una saggia decisione: il Padre appare comprensivo e incline a redimere la figlia, ma i suoi lunghi silenzi celano rabbia (o addirittura paura) repressa. Emblematica è l&#8217;imposizione, sotto forma di consiglio: <i>&#8220;Just make sure you don&#8217;t lose touch with who you are&#8221;.</i><br />In altre parole, Thelma non deve perdere contatto con un modello plasmato dall&#8217;oppressione genitoriale e religiosa. E così la si vede fare in chiesa, dove si passa dall&#8217;assenza alla presenza della sua voce nel coro.</p><h4> </h4><h4><b>Hallucination</b></h4><p>Il rispetto dell&#8217;autorità però non dura a lungo. In scia alla canzone cristiana, Thelma e (ironicamente) Kristoffer si recano come coppia alla festa di Julie, dove accetta subito un bicchiere d&#8217;alcool. Ovviamente lì si trova pure Anja, che la ferma per chiederle molto serenamente che fine abbia fatto dopo la sua fuga, e se stia bene. Thelma è invece assai tesa, le sue risposte sono di semplice cortesia poiché viene dilaniata internamente dalle forze opposte di attrazione e repulsione, in costante oscillazione: vuole, ma non può, vuole, ma non può.<br />Dopo aver riempito ancora il bicchiere, Thelma viene invitata da Kristoffer a sedersi con lui, Anja, Julie ed un loro amico, per farsi un giro di canna. Mentre Julie si mostra protettiva, cercando di allentare la pressione sociale, Anja mette alla prova Thelma, lasciandole l&#8217;adulta facoltà di decidere in autonomia. La ragazza, oramai in piena fase di ribellione e sperimentazione, tira prima una brevissima boccata e poi, spronata da un derisorio Kristoffer, due altre più lunghe.<br />L&#8217;effetto della droga è un&#8217;allucinazione che disegna un desiderio libero da qualsiasi filtro: calore si diffonde dalle labbra di Anja a quelle di Thelma, mani fervide ne esplorano il corpo, quella sinistra si trasfigura in un serpente che penetra nella sua bocca, una lacrima scende infine lungo la guancia.<br />All&#8217;apice del piacere, Julie ridesta la giovane svelandole che aveva fumato solo normale tabacco e rimprovera gli altri per lo scherzo di cattivo gusto. Thelma guarda Anja con un misto di sorpresa e rimprovero, ricorda l&#8217;empio contenuto della visione e questa volta rigetta per davvero. Infine corre a casa dove, dopo aver ignorato una telefonata dell&#8217;amica, si lascia scivolare a terra di fronte all&#8217;ingresso, in preda alla disperazione.</p><p>&#8211; Quando Thelma si abbandona alla tentazione, il male (simboleggiato dal rettile, come già visto) prende suo possesso. Il bene cerca di eliminarlo tramite vomito.</p><h4> </h4><h4><b>Revelation</b></h4><p>Grazie ad un esame strumentale, la dottoressa esclude che Thelma abbia un tumore cerebrale. Avendo però notato nella relativa storia clinica la diagnosi a sei anni d&#8217;un esaurimento nervoso curato con un potente antipsicotico, intende reindirizzarla ad un collega specializzato in epilessia. La ragazza resta attonita, non ricorda questo evento. Quindi rivela che il Padre è un medico di medicina generale: è sempre stato lui a prendersi cura della figlia, non quello di famiglia. La dottoressa le suggerisce dunque di parlargli.</p><p>&#8211; Appare curioso che un uomo di scienza sia anche un uomo di religione. Lo è sempre stato, oppure lo è diventato?</p><h4> </h4><h4><b>Flashback One</b></h4><p>Una piccola Thelma cerca il contatto fisico con la Madre, che però la respinge con freddezza perché sta allattando il fratellino Mattias. Le dice di scendere da basso a disegnare, e così fa.<br />Più tardi, la Madre ripone il bimbo nel lettino appresso la stanza dove Thelma sta disegnando, e va via. Mattias inizia subito a piangere, smette non appena la bambina gli si avvicina e ricomincia non appena si allontana, con un&#8217;intensità ancora maggiore. Thelma è così risentita ed infastidita da desiderare fortemente che il fratellino scompaia, cosa che in effetti accade; lei stessa ne rimane stupita. Ma non è nulla in confronto allo sconcerto della Madre, che le intima di proferire all&#8217;istante dove l&#8217;abbia nascosto. La bimba davvero non lo sa, ma esprimendo il desiderio contrario, Mattias riappare sotto un divano tanto pesante da richiedere la forza del Padre per sollevarlo. Entrambi i genitori infine osservano la figlia con aria impaurita.</p><p>&#8211; Al centro di questo primo flashback c&#8217;è la Madre, che la si vede camminare. Cosa può esserle successo?<br />&#8211; È la prima volta in assoluto che Thelma usa il potere di trasformare desideri (consci, in questo caso) in realtà: Mattias perviene in un limbo e dal limbo proviene. Da notare è l&#8217;affinità tra luogo di partenza (lettino) ed arrivo (divano).</p><h4> </h4><h4><b>Exam</b></h4><p>Thelma viene ospedalizzata per esaminare la sua attività cerebrale durante una crisi indotta e così arrivare finalmente ad una diagnosi. In un momento di pausa fra tentativi d&#8217;induzione, riceve una chiamata di Anja, che ancora ignora.<br />Il neurologo ha una voce calma e rassicurante, capace di contenere il caos emotivo della ragazza. Spiega che le rivolgerà un serie di domande, sulle quali lei dovrà riflettere via libera associazione di pensieri; solo in questo modo sarà possibile causare un attacco. Quesito dopo quesito, il dottore riesce a valicare ogni strato protettivo dell&#8217;inconscio, per quanto doloroso possa essere, e sta per toccarne il punto giusto.<br />&#8211; Nel frattempo, dopo aver spento stereo e luci, Anja esce di casa e raggiunge la lavanderia per ritirare il bucato.<br />&#8211; Alla domanda se abbia conosciuto qualche ragazzo, Thelma ricorda il primo bacio con Anja, e il macchinario segnala una reazione fisiologica. Il neurologo accende le luci intermittenti. Rapida sequenza di memorie.<br />&#8211; Grazie alla sua esperienza, il dottore ipotizza che Thelma non stia pensando ad un ragazzo. Lei spalanca gli occhi, le viene detto di chiuderli. Luci sfarfallanti si propagano dalla stanza d&#8217;osservazione alla lavanderia, mentre in casa di Anja si accendono insieme allo stereo. Il neurologo chiede alla giovane di incrementare la frequenza del suo respiro.<br />&#8211; Anja rincasa e, trovando tutto in funzione, crede che vi si sia introdotto qualcuno. Si sente osservata dall&#8217;esterno.<br />&#8211; Ad un certo momento, il dottore chiede a Thelma di aprire gli occhi, fissare la luce e respirare ancora più velocemente. Anja si fa sempre più inquieta poiché crede veramente che qualcuno fuori la stia osservando.<br />&#8211; Il neurologo incoraggia Thelma a tuffarsi nell&#8217;inconscio e spingersi nelle sue profondità. Da qui il ricordo della fantasia sessuale alla festa, che la coscienza razionalizza in autoerotismo, con conseguente rigetto della medesima sotto forma di serpente. Pugno chiuso, tensione, respiro che accelera, preghiera mentale di liberazione dal male.<br />&#8211; Mentre Anja si approssima alla vetrata che divide la luce dall&#8217;oscurità, Thelma rievoca frammenti di memorie insieme. Desidera che scompaiano con lei. La respirazione si quieta, il pugno si apre, il vetro esplode ed i frantumi riconvergono con Anja entro lo stesso, cancellandola dall&#8217;esistenza.<br />&#8211; Thelma chiude gli occhi per assaporare l&#8217;estasi perfetta di una pace ritrovata: una vita priva della tentazione incarnata. Si sente talmente leggera e senza peso da credere addirittura di levitare.<br />Nella scena successiva si assume il punto di vista del neurologo non appena Thelma ripensa al contenuto allucinatorio: mentre la mente sta usando il potere di rimuovere un problema, il corpo è in preda ad una crisi proprio a causa di esso.<br />Subito terminato l&#8217;esame, Thelma torna nella sua camera e prova a chiamare Anja, ma risponde la segreteria. Mentre beve un bicchiere di latte, gocce di sangue cadono dal naso nel liquido. Per via dello shock, la ragazza allenta la presa, realizzando a terra una pittoresca miscela di vetro rotto, latte e sangue in espansione.</p><p>&#8211; Il dottore forza Thelma a far sì che il suo desiderio sessuale inconscio diventi conscio. Una volta arrivato in coscienza, la religione lo censura grazie alla repressione della fonte che di fatto l&#8217;ha creato.<br />&#8211; Come si vedrà anche nel secondo flashback, il potere ha un raggio d&#8217;azione che aumenta grazie al relativo esercizio.<br />&#8211; Da rimarcare è la similitudine fra le due scene parallele (ospedale1 &#8211; appartamento2): in entrambe è presente un vetro di separazione tra chi osserva (Neurologo1 &#8211; Thelma2) e chi viene osservato (Thelma1 &#8211; Anja2), un limbo fra due spazi.<br />&#8211; L&#8217;ultima scena è un&#8217;allegoria dove il sangue rappresenta Anja (infetta) ed il bicchiere che contiene il latte rappresenta la religione che contiene Thelma (pura). In altre parole, esprime la risposta della prima alla telefonata della seconda, e dice: da qualche parte esisto ancora, quindi tornerò per rompere le strette catene della tua fede e riabbracciarti.</p><h4> </h4><h4><b>Diagnosis</b></h4><p>Alla luce delle evidenze empiriche, il neurologo comunica a Thelma che soffre di convulsioni psicogene non-epilettiche, spesso il sintomo fisico di una soppressione mentale. Senza esitazione, la ragazza nega di sapere a cosa lui stia facendo riferimento, così si trova costretto a citare stress e traumi come altri possibili motivi. Una concausa è tuttavia certa: la predisposizione genetica. Il dottore ha infatti scoperto che sua nonna era affetta da numerosi ed imprecisati disturbi mentali che hanno determinato lunghi ricoveri, ma purtroppo altro non sa. E con lui pure Thelma, poiché è passato tanto tempo dalla morte dell&#8217;anziana, a suo dire. Il neurologo trova strana quest&#8217;affermazione, considerato che gli risulta essere viva almeno fino all&#8217;anno prima, ma poco importa: la paziente passerà nelle mani di uno psichiatra.<br />Una sempre più confusa Thelma approfondisce su internet la propria condizione, scoprendo che in passato si credeva provocata da possessioni diaboliche, divine o comunque sovrannaturali e che nel presente è ancora poco compresa; in seguito ricerca la collocazione della struttura dove probabilmente la nonna è ancora ricoverata. In effetti è così.</p><h4> </h4><h4><b>Grandma</b></h4><p>Thelma si presenta e tocca una mano della nonna, che sembra reagire. Un&#8217;infermiera di passaggio ritiene invece che ormai non sia più lucida, laddove in precedenza lo era, nonostante deliri dal contenuto peculiare. La nonna era infatti convinta di aver causato la scomparsa del marito (di cui non venne mai ritrovato il corpo, solamente la barca) e di essersi auto-indotta un tumore, per senso di colpa. Al fine di contenere siffatti vaneggiamenti, il Padre decise di somministrarle pesanti medicazioni, senza preoccuparsi di eccessivi effetti collaterali di tipo sedativo.<br />Di riflesso, Thelma nota con ansia la continua assenza di Anja in università, tanto da iniziare a sospettare di esserne la ragione. Quando poi riceve un messaggio da Vilde in cui le chiede se abbia notizie della figlia, l&#8217;angoscia non può che aumentare. La strategia scelta da Thelma per cercare di tranquillizzarsi un poco, è una nuotata in piscina.</p><h4> </h4><h4><b>Swimming Pool Two</b></h4><p>Purtroppo non si tratta di una buona idea: il setting non fa altro che stimolare il ricordo del primo vero incontro fra Thelma ed Anja, avvenuto proprio lì, e con quello il desiderio. Le luci ballano, le mani tremano, il corpo si contorce ed affonda nel silenzio dell&#8217;oscurità. La ragazza si ridesta e tenta di emergere, ma è tutto sottosopra. Confusione, panico, strenua lotta, convulsi avvitamenti. Alla fine, una mano riesce a trovare la giusta direzione ed afferrare il bordo vasca. Thelma esce dall&#8217;acqua e si distende esausta, stringendosi alla salvezza per lungo tempo. L&#8217;inquadratura taglia il suo volto precisamente in due, in eco al risveglio dalla prima notte passata con Anja.</p><p>&#8211; Benché la coscienza religiosa sia riuscita a cancellare Anja dal mondo fisico, non è riuscita a fare lo stesso dal mondo metafisico, cioè quello dell&#8217;inconscio. Nel profondo, Thelma la desidera ancora.</p><h4> </h4><h4><b>Homecoming</b></h4><p>Dopo aver suonato al citofono dell&#8217;appartamento di Anja senza ottenere risposta, Thelma vi entra con circospezione (la porta era rimasta aperta). La sua attenzione viene subito catturata dalla vetrata e dai panni abbandonati a terra. Con occhi sempre più umidi e fiato sempre più corto, posa una mano sulla finestra e nota una ciocca di capelli rimasta impigliata a cavallo del vetro: metà fuori, metà dentro ed una piccola porzione <i>nel mezzo</i>. Per Thelma si tratta della conferma che temeva. È lei l&#8217;agente della scomparsa di Anja, la responsabilità è sua e soltanto sua.<br />La giovane è sola e disperata, pertanto fa ciò che ogni figlio dovrebbe poter fare: chiedere e ricevere l&#8217;aiuto dei genitori. Così telefona alla Madre, le confessa tutto ed ottiene il permesso di ritornare a casa, un porto sicuro.<br />Di fronte ai genitori e ad una tazza di tè, Thelma mostra riconoscenza per i loro sacrifici e rimorso per il suo fallimento,  quindi confida di essere affetta da convulsioni psicogene. Il Padre appare comprensivo e, ricercando con gli occhi la complicità della moglie, ricorda di un suo vecchio paziente che risolse con successo quella medesima problematica. La Madre annuisce in modo ambiguo ed esorta la figlia a bere il suo tè, che tutto andrà bene. Peccato che la bevanda è stata adulterata con un narcotico. Quando il Padre lo comunica a Thelma, per senso di colpa, la Madre non riesce a sostenere lo sguardo di una figlia tradita dai genitori. Entrambi sanno che cosa le sta accadendo e sostengono che l&#8217;aiuteranno, ma non prima di averle raccontato un evento molto doloroso.</p><p>&#8211; Quando Thelma scova i capelli di Anja, non ha ancora realizzato che si trova in un limbo o non sa come accedervi.<br />&#8211; Il paziente a cui si riferisce il Padre potrebbe essere sua madre, la Nonna di Thelma. In un certo senso, si può dire che la cura abbia avuto successo, ma a che costo?</p><h4> </h4><h4><b>Flashback Two</b></h4><p>La Madre, che sta facendo il bagnetto mattutino a Mattias, si allontana un istante per recuperare una salvietta. Al suo ritorno, il figlioletto è scomparso. Panico. Mentre lei inizia a cercarlo, il Padre irrompe nella cameretta di Thelma, ancora addormentata, e la scuote per chiederle se abbia fatto qualcosa al fratello. Dato che la figlia nega, si unisce alla moglie nella ricerca. Poco dopo, una Thelma in trance realizza di aver usato il suo potere durante il sogno, guarda fuori dalla finestra e si incammina nella neve verso il lago ghiacciato. Lì viene immediatamente raggiunta dal Padre, a cui indica un punto in lontananza. Lui corre e corre a perdifiato, sinché alla fine non scorge Mattias: il piccolo è stato imprigionato <i>nella</i> lastra di ghiaccio, congelando a morte. Piangendo, l&#8217;uomo cerca inutilmente di liberarlo.<br />La Madre scavalca il parapetto di un ponte che valica un fiume, e tenta il suicidio in acqua.</p><p>&#8211; Al centro di questo secondo flashback c&#8217;è il Padre, che arriva ad una conclusione: Thelma è pericolosa come la Nonna.<br />&#8211; A differenza del primo, in questo caso il desiderio che Thelma trasforma in realtà è inconscio. In quanto tale, si esprime in tutta la sua forza, senza filtri: la bambina sogna che il fratellino scompaia per sempre, quindi lo fa riapparire in un posto che di fatto lo condanna a morte. Da notare è l&#8217;affinità tra luogo di partenza (vasca) ed arrivo (lago).<br />&#8211; Il raggio d&#8217;azione è maggiore rispetto al primo flashback, ma minore rispetto all&#8217;esame neurologico.<br />&#8211; Finalmente si scopre come e perché la Madre sia diventata paraplegica.</p><h4> </h4><h4><b>Help</b></h4><p>Il Padre, in compagnia della Madre, esplicita a Thelma (ormai in balìa dei genitori) la sua dote misteriosa: <i>&#8220;If you truly desire something, with body and mind, there&#8217;s something within you that can make it happen&#8221;.</i><br />In seguito, si scusa per averla lasciata andare: credeva che il potere fosse sotto controllo poiché smise di manifestarsi da quando lei trovò Dio, poco dopo la morte di Mattias. L&#8217;uomo tenta dunque di aiutare la figlia tramite l&#8217;intensificazione di quelle due stesse strategie già adottate in passato: farmaci per debilitare e litanie per purificare.<br />Purtroppo non sono efficaci quanto sperato. Confessandosi a Dio, Thelma dice di sentirsi arrabbiata con Lui ed il Padre perché le proibiscono di essere sé stessa. Il Padre le domanda se fosse adirata anche con Anja, considerato che l&#8217;ha fatta svanire. Piangendo, lei nega: provava amore, un amore ricambiato. Con gelida calma, lui replica che in realtà non vi era alcuna reciprocità: semplicemente si sentiva sola e voleva qualcuno accanto, che ha infine allontanato. Benché sedata, Thelma è così afflitta e furiosa da riuscire a spegnere prima la candela dietro al Padre, poi quella di fianco alla Madre.<br />Con la ragazza addormentata, la moglie fa riflettere il marito, che definisce buono e gentile: lui ha fatto tutto il possibile, ma nulla sta funzionando; se la figlia dovesse fare del male ad altri non riuscirebbe più a perdonarsi; non è importante quanto la amino e quanto sarà doloroso, devono affrontare la situazione una volta per tutte&#8230; Dio li sta mettendo alla prova. Rimane la consolazione che si incontreranno tutti di nuovo, un giorno.<br />La mattina seguente, il Padre prepara una siringa dal contenuto nefasto, esita, e la richiude in un armadietto. Invece, decide di lavare i capelli a Thelma per portarla con sé a fare spese in paese, dove incrocia un conoscente a cui comunica che è definitivamente ritornata a casa. Al loro rientro, la Madre osserva la figlia attraverso una finestra che ne sdoppia la sagoma, come ad intendere che la sua anima sovrannaturale è ancora presente.<br />La sequenza termina con due dimostrazioni di superiorità genitoriale. Nella prima, la Madre fa volontariamente cadere a terra una tazza per poter guardare Thelma dall&#8217;alto in basso e colpevolizzarla per la propria disabilità. Nella seconda, la  ragazza affronta il Padre: prima gli chiede se abbia pianificato di segregarla come la Nonna, poi lo prega di lasciarla andare; l&#8217;uomo dà alla figlia le solite pillole e le dice di dormire. Gli occhi di Thelma traboccano d&#8217;odio.<br /><i>&#8220;Can you please let me go, Dad?&#8221;</i></p><p>&#8211; La piccola Thelma non ha &#8220;trovato Dio&#8221;, è stato il Padre ad ingozzarla di religione (ed antipsicotici). In assenza della fede, i desideri (che siano puri o impuri, benevoli o malevoli) non rimangono repressi e riescono a realizzarsi.<br />&#8211; Il Padre ha torto: non era Thelma di per sé a desiderare la scomparsa di Anja, ma i relativi dogmi religiosi.<br />&#8211; La Madre è la prima ad arrendersi alla paura e alla rabbia nei confronti di Thelma: per il bene di tutti, compresa lei stessa, deve morire. Se restasse viva e libera, potrebbe uccidere altre persone; se restasse viva e reclusa, dovrebbe passare l&#8217;esistenza come un vegetale. Sebbene la donna riesca a convincere il marito che l&#8217;eutanasia sia l&#8217;opzione migliore, lui desiste poco prima di agire (come durante il prologo): il destino della figlia sarà quello della nonna.<br />&#8211; Un ragionamento simile è ovviamente fallace, in quanto annebbiato da emozioni cieche come la religione.</p><h4> </h4><h4><b>Boat</b></h4><p>Mentre Thelma dorme ancora, il Padre esce in barca per ritagliarsi uno spazio personale e fumare senza essere visto. Sul punto di rientrare, nota uno stormo di corvi volteggiare sopra di sé e crede di scorgere la figlia a riva. Le mani dell&#8217;uomo iniziano a tremare, ma non si tratta di una crisi: stanno bruciando. Nel tentativo di domare fiamme ormai propagate su tutto il corpo, si getta nel lago e pochi attimi dopo riemerge, eppure quelle tornano a divampare più velocemente di prima. Al Padre non rimane altro che decidere fra due alternative: morire nel fuoco oppure nell&#8217;acqua. La sua scelta ricade sulla seconda, e da questa si lascia inghiottire.</p><p>&#8211; Si nota l&#8217;ipocrisia del Padre sul vizio: è tanto rigido con Thelma quanto flessibile con sé stesso; lei non può, ma lui sì. Quantomeno, ha l&#8217;accortezza di non lasciarsi indurre in tentazione in presenza della moglie o della figlia.<br />&#8211; Come nel secondo flashback, Thelma trasforma un desiderio inconscio in realtà: la ragazza sogna che il Padre soffra pene infernali, perciò lo incendia con fiamme così ardenti da resistere addirittura all&#8217;acqua. È evidente la connessione col ricordo infantile della mano sulla candela, difatti la combustione si sprigiona dai palmi e da questi si propaga.<br />&#8211; La fine dell&#8217;uomo rappresenta la comunione dei due precedenti destini maschili: scompare da una barca come suo padre e perisce in acqua come suo figlio. Inoltre, è ironica: per evitare di morire bruciato vivo, muore annegato.<br />&#8211; Se l&#8217;acqua ruba la vita ai maschi, alle femmine la restituisce: madre e figlia infatti vi sopravvivono entrambe.</p><h4> </h4><h4><b>Link</b></h4><p>Non appena il contenuto onirico permea in coscienza, Thelma si sveglia di soprassalto. Trattenendo il respiro, arriva in riva al lago e ravvisa una barca in distanza, vuota. Il suo viso si fa prima incredulo, poi profondamente afflitto.<br />La giovane si incammina e si tuffa in acqua, quindi si addentra sempre più nel fosco abisso finché due lampi paralleli non lo spezzano, segnale dell&#8217;approssimarsi alla superficie. Con gran gioia e sorpresa, riaffiora a bordo vasca della piscina universitaria, dove trova Anja ad aspettarla. Le ragazze si fissano qualche momento negli occhi, ma presto si lasciano andare ad un intimo bacio-abbraccio. Fuori dalle finestrate sullo sfondo, si osserva un corvo abbandonare il suo stormo e volare deciso contro il vetro. Un istante prima della collisione&#8230;<br />&#8230;Thelma si ridesta nelle acque basse del lago e si trascina a riva. Qui tossisce ed espelle dalla bocca un piccolo corvo, apparentemente morto. I due restano supini a contemplare le alte fronde degli alberi, mosse dal vento e piene di vita.<br />Ad un tratto, la videocamera attraversa l&#8217;anta di una cassettiera in legno. Nel buio, il cellulare di Thelma si illumina per notificare una chiamata in arrivo: Anja. Simultaneamente, l&#8217;uccellino nero si rianima e vola via.</p><p>&#8211; Thelma elimina il Padre, ossia la religione, dalla sua vita. Atto necessario, ma comunque distruttivo e doloroso.<br />&#8211; Nuotare nell&#8217;abisso delle acque significa esplorare il profondo dell&#8217;inconscio, azione finalizzata a conseguire due obiettivi ben precisi: accedere al limbo tra vita e morte; imparare a controllare il potere per creare e non distruggere. In altre parole, vuole rendere completamente consci due costrutti che finora mai (limbo) o di rado (potere) lo sono stati.<br />&#8211; Thelma accede al limbo di Anja, rappresentato come un misto fra l&#8217;aula studio dove si sono incontrate e la piscina dove si sono conosciute. A differenza di quelle due circostanze, qui non c&#8217;è nulla che vieti al desiderio originario di realizzarsi.<br />&#8211; Thelma impara anche a controllarsi: se avesse indugiato nell&#8217;affetto troppo a lungo, il corvo avrebbe impattato contro la vetrata e per Anja sarebbe stata la fine. Al contrario, riesce a fermarsi giusto in tempo e così ad espellere l&#8217;uccellino da dentro di sé, ossia a rimuovere l&#8217;amata dal limbo. Infine, pervasa dalla forza e dalla bellezza della natura, vuole ridar vita a quei due corpi in simbolica correlazione.<br />&#8211; Ormai priva delle inibizioni cristiane, Thelma realizza che non c&#8217;è assolutamente nulla di male a desiderare Anja, desiderio che era stata indotta a credere fosse impuro quando invece è del tutto normale. In senso lato, ora può discriminare il giusto dallo sbagliato secondo la sua personale sensibilità.</p><h4> </h4><h4><b>Heal</b></h4><p>Senza proferir parola, Thelma rincasa e sale al piano superiore per cambiarsi. Sentendo dei rumori, la Madre si alza a fatica dal letto ed invoca preoccupata il marito, ma nessuno risponde. Dopo essere scesa al piano inferiore tramite un montascale, trova la figlia accanto alla cassettiera in legno, intenta a digitare un messaggio sul suo cellulare. Le chiede dove sia il Padre, cosa stia succedendo. Thelma, dal volto inespressivo, si avvicina alla Madre e lì viene sommersa dalla luce che filtra da una finestra. Con lo sguardo saldo negli occhi di lei, alza la mano destra per accarezzarle una guancia (la donna istintivamente si ritrae; la ragazza sorride dolcemente) e abbassa la mano sinistra per toccarle una gamba. Ancora alcuni attimi assieme, poi Thelma si allontana. La Madre le chiede con ansia di non andarsene e, mentre la insegue in carrozzina, improvvisamente comincia a camminare. Incredula, chiama per un&#8217;ultima volta la figlia.<br />Zaino in spalle, Thelma lascia casa per andare verso la sua libertà, finalmente felice (ed un po&#8217; compiaciuta).</p><p>&#8211; Si osserva come la giovane non indossi più il suo ciondolo con la croce: la religione è solamente un lontano ricordo.<br />&#8211; Poiché Thelma ha in precedenza spento la candela della Madre, quest&#8217;ultima inizialmente legge il volto inespressivo della figlia come minaccioso, infatti vi si sottrae. In realtà, riflette uno stato d&#8217;estasi estrema: la ragazza ha assunto il pieno controllo del suo potere, dunque decide di usarlo per perdonare (carezza sulla guancia) e guarire (tocco sulla gamba) la donna. Ulteriore prova del fatto che ormai ha imparato a creare e non soltanto a distruggere.<br />&#8211; Il desiderio di Thelma cela comunque un secondo fine, meno altruistico: se non avesse salvato sua Madre, avrebbe dovuto passare il resto della vita ad assisterla e prendersene cura (come la scena della tazza rotta lascia intuire).</p><h4> </h4><h4><b>Epilogue</b></h4><p>Thelma è nella piazzetta del campus universitario, semi-seduta su un muretto. I suoi occhi prima vagano a caso, poi si concentrano su un albero lontano. Da lì proviene un suono, corvi che gracchiano, ma nessuna crisi. Solo il desiderio che Anja noti il lieve oscillare dei suoi capelli intorno all&#8217;orecchio e quindi la baci delicatamente sul collo. Pochi istanti dopo, tutto questo si realizza. Dopo un rapido bacio sulle labbra, le due ragazze si incamminano mano nella mano in direzione del loro futuro. Thelma in nero ed Anja in bianco. La videocamera inquadra dall&#8217;alto la piazza, e pian piano si allontana.</p><p>&#8211; Thelma appare ora finalmente serena, a tutto tondo: ha fatto pace con sé stessa ed è padrona della propria vita.<br />&#8211; Giacché si ha chiara evidenza del fatto che Thelma esercita un controllo su Anja, si potrebbe pensare che la prima stia condizionando il comportamento della seconda fin dal loro incontro (come sostiene il Padre). Tuttavia, dalla presente e dalle passate dimostrazioni di potere, si deve rilevare come sia un atto che: richiede una certa concentrazione (conscia oppure inconscia); causa un effetto pressoché immediato (non a distanza di tempo). Thelma ha di certo messo il suo zampino in qualche occasione, ma è innegabile che Anja non si trovi sotto un perenne incantesimo.<br />&#8211; Il tipico colore d&#8217;abito si inverte per comunicare che il perfetto equilibrio fra opposti non è assoluto: la luce non può esistere senza oscurità e l&#8217;oscurità non può esistere senza luce, non solo fuori (perfezione) ma anche dentro di sé (non assolutezza). Thelma è luce che abbraccia l&#8217;oscurità di Anja, quindi diviene parziale oscurità (e viceversa).<br />&#8211; Poeticamente, il film si conclude in piena circolarità di movimento con il suo inizio.</p><p>Prima di terminare, un&#8217;ultima riflessione. Anzi, una domanda. Alla fin fine, che diavolo vuole <i>Thelma?</i> Qual è la sua essenziale <i>Volontà?</i> Sentirsi amata da qualcuno, molto semplicemente.<br />E non è forse ciò che tutti desideriamo?</p>								</div>
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		<title>Run</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2020 05:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Run &#62;  First Run: 2016 Tutto iniziò una sera di tarda primavera. Avevo da poco acquistato un paio di generiche scarpe sportive Nike, e capitò l’occasione di testarle durante una corsa di gruppo lungo un percorso di dieci chilometri. Considerato che sono sempre stato incline a correre veloce sulle brevi distanze, ingenuamente credevo che sarebbe [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; </p><h4><strong>First Run: 2016</strong></h4><p>Tutto iniziò una sera di tarda primavera. Avevo da poco acquistato un paio di generiche scarpe sportive Nike, e capitò l’occasione di testarle durante una corsa di gruppo lungo un percorso di dieci chilometri. Considerato che sono sempre stato incline a correre veloce sulle brevi distanze, ingenuamente credevo che sarebbe stato sufficiente rallentare per coprire senza problemi uno spazio maggiore. Invece, dopo poche centinaia di metri, mi trovai già senza fiato e con la classica fitta alla milza del principiante: mestamente, rincasai camminando.</p><p>Durante l’estate ritentai più volte di abituarmi alla corsa, ma durante ogni uscita i miei piedi si riempivano di fastidiose vesciche che poi cercavo di arginare con cerotti, inutilmente. Con l’inizio del tirocinio al far dell’autunno, trovai l’autogiustificazione perfetta per appendere le scarpe al chiodo. Ormai aborrivo correre.</p><h4> </h4><h4><strong>Second Run: 2017</strong></h4><p>Nel corso dell’estate successiva finii il tirocinio e, non avendo ancora idea di che direzione avrebbe preso la mia vita dopo la morte di Lorenzo, decisi che nel frattempo sarebbe stato comunque utile rimettersi in forma: mi sarei sforzato di fare il corridore serio, quello che esce tutti i giorni stesso posto stessa ora. Per l’occasione investii pure in un nuovo paio di scarpe da corsa, marca Mizuno, tanto per darmi arie da professionista.</p><p>Nell’arco di tre mesi andai a correre la bellezza di sei volte.</p><p>Questo perché il problema delle vesciche venne rimpiazzato da un altro, ben più molesto: la periostite tibiale posteriore, ossia l’infiammazione della membrana che avvolge l’estremità inferiore della tibia. A prescindere dalle sue cause, che non sono mai riuscito a definire con esattezza, di fatto mi provocava un dolore acuto ed intermittente, paragonabile ad una serie di coltellate nello stinco. La cosa assurda è che non compariva tanto durante l’attività, ma soprattutto a notte fonda; anche qui mai compreso il motivo.</p><p>Stanco di dover attendere giorni per la naturale dissoluzione del male e complice l’avvento della brutta stagione, riposi le scarpe nella loro scatola, in attesa di tempi migliori.</p><p> </p><h4><strong>Third Run: 2018 (Pre-Islanda)</strong></h4><p>Trascorsi gran parte dei mesi autunnali ed invernali a pianificare accuratamente il mio <em>bikepacking</em> in Islanda che, in quanto tale, presupponeva una significativa preparazione. Così, allo sbocciare della primavera, ritornai sulla strada a consumare sia suole che pneumatici. Ben presto quella dannata infiammazione si fece risentire, ma non potevo certo far passare troppi giorni tra allenamenti consecutivi, pertanto cominciai ad imbottirmi d’aspirina quando possibile e a sopportare quando non più possibile. Le sessioni proseguirono quindi in modo tutto sommato sereno, fatta eccezione per una, che fu particolarmente istruttiva.</p><p>Era un tardo pomeriggio estivo e, nonostante l’afa esagerata, mi sentivo particolarmente vigoroso ed ispirato, tanto che decisi di prolungare di mezz’ora la mia solita corsetta di un’ora. Raggiunto con successo il nuovo termine, il mio corpo mi disse di continuare ancora a correre… in bagno, però. Purtroppo, l’assetto corsa non è fisicamente compatibile con la contrazione dei glutei, dunque dovetti camminare piano, molto piano; come sempre accade in queste circostanze, arrivai a casa appena in tempo. Da quel momento, non corro mai senza qualche compressa d’imodium in tasca (pro-tip #1).</p><p>Archiviata questa disavventura, restai in costante esercizio fino a che l’eccitante anticipazione del viaggio non prese il sacrosanto sopravvento, giusto una settimana prima di partire.</p><p> </p><h4><strong>Fourth Run: 2018 &#8211; 2019 (Post-Islanda)</strong></h4><p>Una volta tornato dall’Islanda, un’inattesa confusione mentale non mi concesse il lusso di riprendere le corse per addirittura un trimestre. Poi, all’alba del mio compleanno in dicembre, fissai un rigido obiettivo: a partire dal giorno seguente e per il resto della vita, sarei sceso in pista almeno due volte a settimana. Sì, avrei provato subito l’ebbrezza del correre col freddo e potenzialmente con pioggia o neve, tutte esperienze inedite ed ora ambite; peccato che, pur uscendo davvero spesso, non mi capitò mai una singola giornata con precipitazioni. Ciò che invece si presentò di nuovo fu la periostite, scocciatura che tuttavia non impedì al mio appuntamento con l’asfalto di farsi sempre più una piacevole abitudine.</p><p>A metà aprile, forse per uno scherzo del destino, tutto il lavoro fisico e mentale che stavo realizzando su me stesso subì una brusca interruzione: la priorità del momento era difendere il benessere di Bico, non il mio.</p><p> </p><h4><strong>Fifth Run: 2019 &#8211; Ora</strong></h4><p>Concluso il periodo di auto-reclusione, Luca mi chiese se volessi allenarmi insieme a lui per la gara a cui si era iscritto, la <em>Bergamo Urban Trail</em>: un percorso di 20 km lungo il parco dei colli, con 700 m di dislivello positivo. Benché io non vi potessi partecipare poiché il termine ultimo delle registrazioni era già passato, ovviamente accettai; ero a digiuno di chilometri da troppo tempo, e mi erano alquanto mancati.</p><p>Corse tanto lunghe in piena estate fecero emergere due nuovi problemi, che denominerei di “intimo attrito”: lo sfregamento fra capezzoli e maglietta sportiva provoca il loro sanguinamento, mentre fra gonadi ed interno coscia provoca una reciproca irritazione. Soluzioni: nastro adesivo a X sui primi e boxer attillati sulle seconde, ancor meglio se preventivamente spolverate con borotalco (pro-tip #2). Forte dell’eliminazione di queste due seccature, mi dedicai allora a quella che mi accompagnava ormai da due anni; dovevo assolutamente riuscire ad estinguere l’infiammazione una volta per tutte, senza più ricorrere a farmaci. Mi misi così a testare tutte le opzioni suggerite sul web, ma nessuna produsse alcun effetto apprezzabile, eccetto una: la crioterapia dei poveri. Due panetti di ghiaccio legati intorno alle caviglie ogni mattina e sera per tre mesi, <em>et voilà</em>, problema risolto a lungo termine (pro-tip #3). Ad oggi, i risvegli notturni non sono altro che un ricordo lontano.</p><p>Grazie a quell’invito rifissai facilmente i miei appuntamenti bisettimanali, sudai per tutta la restante stagione estiva e, per qualche strano motivo, cominciai a prendere l’affare corsa molto più seriamente di quanto avessi mai fatto. Tant’è che proposi a Luca di riprendere ad allenarci insieme per partecipare ad una delle prossime edizioni della <em>New York City Marathon</em> (2022 forse?). Ero certo che avrebbe approvato il piano senza pensarci minimamente, ed infatti il resto è storia.</p><p> </p><h4><strong>Brackets: Marzo &#8211; Aprile 2020</strong></h4><p>Durante il periodo di isolamento virus-correlato non potei ovviamente andare a correre, ma soltanto <em>restare</em>. In altre parole, corsi in tondo entro i tre metri quadri di camera mia dove il soffitto è alto a sufficienza (grazie, mansarda). Nonostante le vesciche, la nausea e le vertigini al termine, riuscii comunque a completare tutte le sessioni previste. Niente e nessuno mi avrebbe allontanato dal mio nuovo obiettivo oltreoceano.</p><p> </p><h4><strong>Retrospezione</strong></h4><p>Quattro anni per riuscire ad amare la corsa, quattro anni. Forse più di altre, correre è un’attività sportiva che premia volontà e determinazione: la fatica e la sofferenza che prevalgono agli inizi non svaniscono mai, semplicemente col tempo si impara a sublimarle in forza e soddisfazione. Quando ciò accade, perché ad un certo punto accade, si prova una sensazione di tale vitalità che non può essere tradotta in parole. E quando si corre nella natura, la vitalità suscita la commozione di poter ancora godere della sua inenarrabile bellezza: sentieri spettrali, scorci inattesi, atmosfere aliene, scenari immensi, silenzi smarriti. Momenti di pura grazia dove mi sento finalmente pieno, libero ed irrimediabilmente presente nell’istante di ogni passo.</p><p>Per questo, se incombe una qualche malinconia, vado a correre (pro-tip #4).</p>								</div>
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		<title>Closures</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 05:00:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Closures &#62;  Per via della mia coerenza, il primo aprile 2019 sancì ironicamente la risoluzione del mio ruolo di creatore del progetto di prevenzione del suicidio e così pure la chiusura di tutta una serie di finestre d’opportunità aperte dalla collaborazione con l’ospedale. Non ero disposto a cedere a compromessi che mi avrebbero sì permesso [&#8230;]</p>
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									<p>&gt;  Per via della mia coerenza, il primo aprile 2019 sancì ironicamente la risoluzione del mio ruolo di creatore del progetto di prevenzione del suicidio e così pure la chiusura di tutta una serie di finestre d’opportunità aperte dalla collaborazione con l’ospedale. Non ero disposto a cedere a compromessi che mi avrebbero sì permesso di continuare a produrre effetti di rilievo sociale, ma avrebbero altresì corrotto il sistema di valori sul quale è fondato il mio intero io. Il momento in cui un soggetto si sottomette, anche se per un bene superiore, coincide sempre con la crisi della sua storia: passata, perché rinnega le passioni che l’hanno plasmato; futura, perché deve convivere con la consapevolezza di aver violentato sé stesso. Uno può consigliare, ma nessuno può mai imporre quali valori sia giusto o sbagliato custodire entro l’altrui bussola morale.</p><p>Digressioni a parte, il progetto avanzò (e spero stia tuttora proseguendo) senza di me ed io mi trovai a dover ripartire da zero, se sottraiamo un memento: qualsiasi sentiero avessi deciso di intraprendere, sarei tornato a fare affidamento soltanto su me stesso, lontano da inutili competizioni d’ego.</p><p>Prima di tutto, ragionai se desiderassi ancora lavorare nel dominio della prevenzione del suicidio, dopotutto sarebbe diventato un macigno per una singola schiena. A volontà integra, scelsi perlomeno di alleggerirne il carico, affrontandolo in modo indiretto: nel mio piccolo, avrei tutelato il benessere individuale. Banalmente, se l’essere umano sta bene, l’ombra del suicidio non lo sfiora nemmeno. Quindi meditai su come agire.</p><p>Ad un tratto, l’epifania di coniugare la mia formazione psicologica con la tradizione fotografica familiare.</p><p> </p><p>(…)</p><p> </p><p>* Qui, la mattina dell’otto marzo 2020, avevo finito di descrivere in dettaglio il mio nuovo progetto: <em>Apertures</em>. Ricordiamo tutti benissimo gli avvenimenti delle ore successive, poi divenuti giorni, settimane ed infine mesi. Nel mentre il mondo è cambiato come mai prima, sia a livello collettivo che individuale. Quindi io stesso sono cambiato, profondamente azzarderei. Riflessioni nuove, e con loro, nuove rivelazioni. Coincidenze catartiche di gioia nel dolore e dolore nella gioia. Non è altro che una questione di attimi.</p><p><em>Apertures</em> è stato rimandato, forse per sempre o forse no.</p><p>Intanto, continuo a correre sotto la pioggia.</p>								</div>
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		<title>Jimmy Joy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 15:30:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Jimmy Joy &#62; Non rammento come in origine mi sia imbattuto nel Soylent, un cibo in polvere ideato in California e contenente la dose giornaliera di tutte le sostanze nutritive essenziali per la sopravvivenza. Quel che ricordo è che rimasi affascinato da questa sua mira minimalista: se abbiamo bisogno di tot carboidrati, proteine, grassi, fibre, [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; Non rammento come in origine mi sia imbattuto nel <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Soylent_(meal_replacement)" target="_blank" rel="noopener">Soylent</a>, un cibo in polvere ideato in California e contenente la dose giornaliera di <em>tutte</em> le sostanze nutritive essenziali per la sopravvivenza. Quel che ricordo è che rimasi affascinato da questa sua mira minimalista: se abbiamo bisogno di tot carboidrati, proteine, grassi, fibre, sale, vitamine e minerali al dì, perché mangiare sempre per gola e poi lamentare effetti negativi sulla salute? Non sarebbe forse meglio assumere quotidianamente questi nutrienti sotto forma di “pillola magica”? Certo, una miscela d’acqua e formula insapore riduce il piacere del mangiare, ma è senza dubbio una soluzione semplice e sana e, sulla carta, anche rapida ed economica.<br />L’idea di testare sulla mia pelle il fantomatico Soylent rimase a lungo chiusa in un cassetto, fino a quando non si presentò un’occasione favorevole alla sua implementazione: il mio bikepacking solitario in Islanda. Di fatto lassù sfamarsi è piuttosto costoso, inoltre avrei trovato pochi luoghi di ristoro lungo la mia strada; decisi così di portare da casa un numero di buste sufficiente a coprire due intere settimane di viaggio. Purtroppo Soylent non spediva in Europa (neppure tuttora), pertanto ripiegai sulla più nota alternativa dal vecchio continente: <a href="https://jimmyjoy.com" target="_blank" rel="noopener">Jimmy Joy</a>, inizialmente chiamata Joylent (facile intuire il perché del cambio di nome). In quanto intollerante al lattosio, acquistai 17 buste della versione vegana: cinque senza zucchero e sapore e tre per ogni aromatizzazione ai tempi presente, ovvero vaniglia, cioccolato, fragola e banana. Nel caso di un’eccessiva stucchevolezza dei quattro gusti, li avrei alternati con una razione di formula neutra capace di desensibilizzare il palato… questo il mio ragionamento.<br /> </p><h4>Prima Esperienza</h4><p>Avevo comprato tre confezioni in più del necessario per preparare il mio organismo alla nuova alimentazione nei tre giorni appena prima della partenza. Provai vaniglia, cioccolato e fragola poiché a naso mi sembravano gli aromi a maggior rischio voltastomaco, tuttavia non li trovai disgustosi ma semplicemente noiosi; era come bere lo stesso identico litro di frappè a colazione, pranzo e cena (con simili, previste, conseguenze gassose). Un sacrificio accettabile, per l’Islanda.<br />Curiosamente, uno zaino imbottito con 14 <em>panetti di polvere</em> destò sospetti soltanto all’aeroporto di Linate, mentre nessun test antidroga ad Heathrow; ad oggi non mi so ancora spiegare perché. In ogni caso, sul campo islandese, Jimmy Joy si comportò in generale molto bene: chilometri in bici, ricarica d’acqua ad una cascatella, tre misurini e mezzo di formula e bon, 700 kilocalorie d’energia pronta da consumare fino alla pausa successiva. Quando si ha davvero fame, la monotonia passa in secondo piano&#8230; ma evidentemente non la repulsione evocata dal gusto banana e neutrale: il primo troppo artificiale, il secondo troppo da gessetto bagnato; riuscii a bere solo due borse per genere. Le quattro restanti rimpatriarono con me (senza problemi né a Keflavík né ad Heathrow) e le impiegai come surrogato della farina nella produzione di ottimi esemplari di <em>banana bread</em>, ricoperti di abbondante Nutella. Dopotutto, lasciandole indietro, alla fine avevo assunto solo 1.500 kilocalorie al giorno, quindi avevo perso ben cinque chili di peso.<br /> </p><h4>Seconda Esperienza</h4><p>Qualche mese più tardi, forse per via di una forte nostalgia d’Islanda, mi venne una voglia assurda di Jimmy Joy; del tipo che rievocavo mentalmente la goduriosa sensazione degli aromi in bocca, manco fosse davvero una droga. Inoltre, al mio rientro in Italia, mi ero accorto di avere una pelle ora del tutto priva di imperfezioni, fatto che avevo sempre attribuito ad una sua qualche facoltà disintossicante. Per questi motivi acquistai 19 buste della formula revisionata, adesso caratterizzata da una polvere più fine, un sapore più naturale, più carboidrati e meno proteine: cinque alla vaniglia, cinque al cioccolato, tre alla fragola e tre per ciascun nuovo gusto, ossia mango e caffè. Ero sì disposto a rischiare con quest’ultimi, ma niente più banana e neutrale, per l’amor del cielo.<br />Non più vincolato alla necessità di aprire una sola confezione alla volta per minimizzare i rischi di spargimenti di polvere nello zainetto, decisi di concentrarle tutte in due settimane; in tal modo l’apporto calorico giornaliero sarebbe aumentato di 750 kcal (cioè da 2100 a 2850), perfetto per il mio stile di vita attivo. Per di più, avrei potuto anche variare i sapori durante i tre pasti, secondo la seguente assegnazione: a colazione caffè e mango, a pranzo vaniglia e fragola, a cena cioccolato e ancora mango. E così feci.<br />Considerato che consistenza e gusto erano in effetti leggermente migliorati, l’esperienza sarebbe stata pure piacevole, se non fosse per un aspetto in apparenza irrilevante: laddove in Islanda mangiavo da solo, in Italia mi siedo a tavola coi miei. Di conseguenza, il confronto visivo ed olfattivo fra un blando beverone e il nostro cibo abituale fu oltremodo impietoso; liquidino marroncino o spaghetti al pomodoro, cotolette con patate al forno, fusilli con zucchine, pizza alla diavola? Ogni sorso divenne atroce e l’atto di nutrirsi una vera sofferenza, tanto che non vedevo l’ora di ultimare quei dannati quattordici giorni. Nessuno mi stava costringendo a continuare, ma ora era diventata una sfida contro me stesso, e l’avrei vinta ad ogni costo.<br />Al tramonto del quindicesimo giorno, realizzai che Jimmy Joy aveva prodotto due risultati positivi, dopotutto: la semplicissima pasta al sugo pronto di mezzodì l’avrei ricordata come la migliore di sempre e tutti i brufoletti erano straordinariamente scomparsi.<br /> </p><h4>Conclusioni</h4><p>A mio avviso, Jimmy Joy ed affini sono prodotti utili soltanto per chi vive da solo e non ha tempo di preparare e consumare cibo normale. Se non vive da solo, rimpiangerà le pietanze altrui; se ha tempo, tanto vale imparare a cucinare piatti sani e completi. Sono una soluzione valida anche in situazioni particolari, come appunto viaggi <em>on-the-road</em> oppure esigenze di regolazione fine del peso corporeo.<br />Per quanto riguarda la supposta convenienza, credo dipenda dalle proprie abitudini alimentari: sussiste sicuramente una differenza significativa fra chi predilige mangiare fuori e comprare piatti pronti e chi preferisce sfamarsi a casa e fare una spesa accorta. A termini di paragone, includo due dati relativi alle mie esperienze:</p><ul><li>(17x) Jimmy Joy a 104,04€: costo al giorno di 6,12€ &#8211; costo al pasto di 2,04€.</li><li>(19x) Jimmy Joy a 103,78€ (scontati di 12,5€): costo al giorno di 5,46€ &#8211; costo al pasto di 1,82€.</li></ul><p>Cosa ne pensate?</p><p>P. S.<br />Se pure voi voleste provare Jimmy Joy, potete ottenere uno sconto di 10€ completando un ordine di almeno 50€ attraverso questo mio <a href="https://jimmyjoy.com/?smile_referral_code=2EBQPyR5&amp;st_intent=st%3Areferrals%3Acustomer-offers%3A2EBQPyR5&amp;utm_campaign=smileio_referrals&amp;utm_medium=referral_url"><em>referral link</em></a>. In cambio riceverò anche io uno sconto di 10€, cosicché potrò testare l’ennesima nuova formula e pentirmene un’altra volta.<br />Mi sta ritornando voglia, pazzesco.</p>								</div>
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		<title>Chapter Four: Grey</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 19:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chapter Four: Darklight &#62; A differenza di ogni altro mezzo giorno dedicato alla corsa, quel venerdì d’inizio primavera portò con sé colore grigio ed aria graffiante. Red, occhiali sul naso e musica in cuffia, montò in sella e raggiunse l’anello asfaltato dov’era solito allenarsi due volte la settimana: la noiosa costanza del percorso eliminava ogni [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; A differenza di ogni altro mezzo giorno dedicato alla corsa, quel venerdì d’inizio primavera portò con sé colore grigio ed aria graffiante. Red, occhiali sul naso e musica in cuffia, montò in sella e raggiunse l’anello asfaltato dov’era solito allenarsi due volte la settimana: la noiosa costanza del percorso eliminava ogni variabile oltre a sé stesso. Adorava correre per via della sua inerente qualità meditativa: l’atto di forzare il corpo a muoversi nello spazio consentiva di ancorare nel presente una mente mai ferma nel tempo. Così, un’ora di continuo impegno era normalmente accompagnata da un gradevole stato di leggerezza. Non quel giorno.</p><p>A circa tre quarti dalla fine, Red soffrì di un’improvvisa fitta nella regione destra dell’addome, tanto violenta da costringerlo a rallentare sino a camminare. Come un’allucinazione il dolore si dissolse dopo pochi secondi, e lui si sentì di completare di corsa gli ultimi minuti che lo separavano dal traguardo orario. Durante il breve tragitto di ritorno a casa, provò una peculiare sensazione di sordo torpore; nulla che una doccia tiepida non sarebbe riuscita a rimediare, pensò.</p><p>Nel primo pomeriggio il male riemerse più in basso, facendosi ora pulsante e persistente. Non gli era nuovo: sei anni prima era stato afflitto da coliche renali, identica impressione, ma questa replica era assai più intensa e duratura. Dodici ore, sei milligrammi di morfina, un’eco e una minzione di sabbia e sangue più tardi, Red fu dimesso dal pronto soccorso con la diagnosi attesa e la prescrizione di bere più acqua. Era notte fonda, ormai. A casa, Bico lo accolse con quella perfetta felicità che soltanto un cane sa provare. Ma c’era qualcosa che non andava: presto cominciò ad ansimare, si acciambellò nella sua cuccia e lì rimase immobile a dormire.</p><p>Mentre nei due giorni successivi le coliche del primo svanirono a poco a poco, le anomalie comportamentali del secondo si esacerbarono: durante i suoi giretti quotidiani, Bico aveva iniziato a guaire casualmente ed a manifestare in modo chiaro il desiderio di rientrare. La veterinaria riscontrò spasimi addominali riconducibili ad imprecisati problemi gastroenterici, da indagare tramite eco qualche giorno più tardi. Nel frattempo, però, la cura antispastica si stava dimostrando del tutto inefficace e le condizioni di Bico si stavano aggravando rapidamente: non camminava più bene ed i suoi occhi imploravano aiuto. Red pregò che l’unico essere a cui voleva più bene di sé stesso non stesse per morire, sarebbe stato <em>davvero</em> troppo.</p><p>In assenza di una diagnosi certa dopo visite veterinarie quasi quotidiane, la scelta più logica fu quella di rivolgersi ad una diversa clinica, ricca di specialisti e strumentazioni. In seguito ad un esame neurologico e annessa risonanza, finalmente una risposta: ernia del disco emorragica causata da una precoce degenerazione intervertebrale; la conseguente compressione spinale avrebbe potuto determinare la paralisi degli arti posteriori. Due le opzioni, trattamento farmacologico e riposo forzato (buone probabilità di ripresa) oppure intervento chirurgico e riposo forzato (ottime probabilità di ripresa). Per Red la concezione di “buono” non era mai stata abbastanza, che fosse allora per la seconda alternativa.</p><p>Il neurochirurgo operò immediatamente, ma fra la lenta procedura di risveglio ed il periodo di stretta osservazione, la famiglia di Bico poté fargli visita solo due giorni dopo. Il pomeriggio seguente venne dimesso con una lunga sfilza di medicinali ed indicazioni terapeutiche, finalizzate a minimizzare i rischi post-operatori: due settimane di reclusione totale in gabbia più altre sei settimane di reclusione parziale, divieto assoluto di leccarsi le ferite, mettersi in piedi, saltare sul divano e fare le scale. Tenere fermo per tutto quel tempo un cane giovane abituato a giocare sarebbe stata un’esperienza quantomeno peculiare, supposero.</p><p>Nella vita vi sono momenti in cui è giusto e doveroso dare la priorità alla tutela del benessere altrui, piuttosto che del proprio. Red si trovava in uno di essi, pertanto spese due mesi a prendersi cura di Bico e a sorvegliarlo a vista giorno e notte, mettendo così in pausa ogni sua attività, progetto e sogno. Disconnessione completa dal mondo. Soleva accostare la gabbia alla televisione per guardare con un occhio un cane in cattività e con l’altro documentari su animali in libertà, un ironico binomio. Ma il tutto prese presto una piega poco divertente, perché quell’inerzia indusse Red a pensare troppo e troppo negativamente a quel che riempiva le sue giornate di primavera.</p><p>Bico non avrebbe più potuto correre con altri cani e salterellare nella neve, un qualunque movimento falso, avrebbe potuto essere colpito da una nuova ernia, non si meritava nulla di tutto questo, fanculo. Il pianeta stava venendo mutilato da gente motivata solo ad esaudire la triade dell’ego <em>soldi-fama-potere</em>, un qualsiasi momento critico, avrebbe perso l’equilibrio naturale dato da quella sua biodiversità che consente alla vita di prosperare, non si meritava nel modo più assoluto la specie umana, vaffanculo. Inoltre c’era da aspettare ed aspettare, una prassi che in prigione pretende tanto di quel tempo, che finisce per diventare il logorio insopportabile di giorni fra loro indistinguibili.</p><p>Pensieri che dipingevano le quattro forme della sofferenza, ossia tristezza, paura, rabbia e stanchezza. Queste, complice anche l’accumulo di tutta un’altra serie di avvenimenti avversi, definirono per Red quel classico “periodo no” che regolarmente vessa ogni creatura sulla faccia della terra. E qualora la sofferenza sia significativa, diviene la madre di (quasi) tutte le violenze: se internalizzata, verso sé stessi; se esternalizzata, verso gli altri. Declinazioni senz’altro varie e differenti, eppure sempre e comunque disadattive.</p><p>Qualunque sia stata la sfumatura da cui Red si lasciò alle volte sopraffare nel corso di quelle otto settimane, il loro termine coincise con la fortunata occasione di trascorrere qualche giorno lontano da casa. Ebbe quindi il tempo per osservare a distanza lo spazio buio dei propri pensieri, prenderne consapevolezza ed infine sublimarli nel loro diretto ma non utopico contrario. Un luogo dove sì, Bico non avrebbe più potuto fare alcuni sforzi, ma non sarebbe stato certo meno felice e meno abile a rendere altrettanto la sua famiglia, ogni singolo dì. Un luogo dove sì, la gente mossa esclusivamente dall’ego sarebbe continuata ad esistere, ma pure esseri umani capaci di creare e non annientare, di rispettare le regole e non infrangerle, di collaborare e non competere, di guardare al futuro delle nuove generazioni e non solo al presente delle vecchie.</p><p>Affinché potesse concentrare selettivamente la sua attenzione su un simile contenuto mentale, Red si affidò ancora a quel correre riflessivo che a lungo aveva sacrificato. Non gli ci vollero molte sessioni per convincersi che felicità ed umanità erano due doti preziose che gli sarebbe piaciuto immortalare.</p><p>Ma questa è una storia per altri tempi.</p>								</div>
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		<title>Moving</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 20:22:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Moving &#62; Since I came back from my journey in Iceland, Oakenglass Suicide Prevention Project has progressed in a slow but steady way. For this reason, I’ve waited to have several irons in the fire before writing a new update post. Here they are (spoiler: we are moving big)&#8230; • 26 September 2018: we reached [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; Since I came back from my journey in Iceland, <a href="https://www.oakenglass.com/day/" target="_blank" rel="noopener">Oakenglass Suicide Prevention Project</a> has progressed in a slow but steady way. For this reason, I’ve waited to have several irons in the fire before writing a new update post. Here they are (spoiler: we are moving big)&#8230;</p><p>• 26 September 2018: we reached the 1.000 € milestone on Oakenglass <a href="https://www.gofundme.com/oakenglass-suicide-prevention-project" target="_blank" rel="noopener">GoFundMe</a> campaign.<br />• 05 November 2018: I met the hospital director to ask for the approval of my theoretic project.<br />• 20 December 2018: the actual project, drawn up by the Psychology UOC, was then deliberated.<br />• 01 January 2019: we doubled up that crowdfunding milestone; as of today, we’ve raised 2.009 €.<br />• 08 January 2019: the project was published online on the hospital bulletin board, with a required funding of 20.000 €.</p><p>This means that Oakenglass Project is now <a href="http://www.asst-pg23.it/upload/Bandi/2019/01/08/170332%20Prevenzione%20gesti%20autolesionistici%20e%20suicidari%20in%20adolescenti%20UOC%20Psicologia_1546960543.pdf" target="_blank" rel="noopener">Official</a>.<br />Furthermore, it’s (much) bigger than I originally planned. Training/Education will happen not only for students and teachers, but also for family doctors, paediatricians, first-aid operators and all the figures working in the social sector. Multifamily Therapy will also take place, aimed at families with children who have already attempted suicide.<br />Now we wait for associations, foundations and more private citizens (like us) interested in closing the financial gap.</p><p>I’d like to take advantage of this update to send my gratitude to all the people who believed in me, even when Oakenglass Project was living only in my realm of dreams.<br />I would have never come so far without you.</p><h2>[ moving: update ]</h2><p>• 29 March 2019: I could finally carry out the 2.009 € bank transfer to the Psychology UOC of the hospital, in order to fund the project. A local association should close the financial gap soon (18K €)&#8230; I have a good feeling about this.</p><p>P.S. if you want to check the receipt of our money transfer, please visit the <a href="https://www.gofundme.com/oakenglass-suicide-prevention-project" target="_blank" rel="noopener">GoFundMe</a> page.</p>								</div>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 10:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iceland]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Money &#62; Does a trip to Iceland cost a lot of money, as they say? To provide an honest answer to this question, I’ve decided to review what I spent to make the two weeks of my bikepacking journey come true. Please, note: this is just a comprehensive list of all the services/products I had [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; Does a trip to Iceland cost a lot of money, as they say? To provide an honest answer to this question, I’ve decided to review what I spent to make the two weeks of my bikepacking journey come true.</p><p>Please, note: this is just a comprehensive list of all the services/products I had to pay for, hence it doesn’t include the services I received for free and the products I already had in my possession.</p>								</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>Travel</h2>
<p style="text-align: left;">Airplane: British Airways (from Linate to Keflavík)<span style="float: right;">150,89€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bus: Grayline Airport Express, w/ bike (from Keflavík to Reykjavík)<span style="float: right;">39,02€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bus: Strætó #57 (from Mjódd to Staðarskáli)<span style="float: right;">37,48€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bus: Strætó #59 (from Hólmavík to Borgarnes)<span style="float: right;">43,83€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bus: Strætó #57 (from Borgarnes to Mjódd)<span style="float: right;">14,17€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bus: Grayline Airport Express, w/o bike (from Reykjavík to Keflavík)<span style="float: right;">19,35€</span></p>
<p style="text-align: left;">Airplane: British Airways (from Keflavík to Linate)<span style="float: right;">150,89€</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $518,71 / 455,63€</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-66138d1 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="66138d1" data-element_type="widget" data-e-type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>Accommodation</h2>
<p style="text-align: left;">Borðeyri Campsite (1 night)<span style="float: right;">8,15€</span></p>
<p style="text-align: left;">Hólmavík Campsite (6 nights)<span style="float: right;">61,19€</span></p>
<p style="text-align: left;">Reykjavík Campsite (4 nights)<span style="float: right;">70,54€</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $159,25 / 139,88€</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>Food</h2>
<p style="text-align: left;">MRE: Jimmy Joy Plenny Shake (17 bags)<span style="float: right;">104,04€</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $118,41 / 104,04€</p>								</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-4baae12 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="4baae12" data-element_type="widget" data-e-type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>Gear &amp; Tools</h2>
<p style="text-align: left;">Tent: Coleman Cobra 2<span style="float: right;">83,42€</span></p>
<p style="text-align: left;">Sleeping Bag: Forclaz Trek 0° 500<span style="float: right;">69,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bikepack 1: Topeak Frontloader (8L)<span style="float: right;">59,90€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bikepack 2: Topeak Midloader (3L)<span style="float: right;">33,79€</span></p>
<p style="text-align: left;">Bikepack 3: Topeak Toploader (0,75L)<span style="float: right;">23,90€</span></p>
<p style="text-align: left;">Helmet: B-Twin Rockrider 100<span style="float: right;">19,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Cycling Shorts: B-Twin Triban 500<span style="float: right;">19,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Backpack Cover: B-Twin Waterproof 500<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Powerbank: Anker PowerCore 10000<span style="float: right;">14,44€</span></p>
<p style="text-align: left;">Pump: Crankbrothers Klic HV Gauge<span style="float: right;">36,81€</span></p>
<p style="text-align: left;">Multitool: Crankbrothers M17<span style="float: right;">19,38€</span></p>
<p style="text-align: left;">Map: Michelin Iceland 1:500.000<span style="float: right;">7,22€</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $448,34 / 393,82€</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<h2>MTB Fixes &amp; Upgrade</h2>
<p style="text-align: left;">Rear Rack: Topeak Explorer (no spring)<span style="float: right;">35,98€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Elastic Tensioners (2x)<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Tyres: Schwalbe Marathon GT 365 (2x)<span style="float: right;">47,71€</span></p>
<p style="text-align: left;">Inner Tubes: Schwalbe AV13 (4x)<span style="float: right;">15,80€</span></p>
<p style="text-align: left;">Rim Tape: Schwalbe High Pressure 15mm<span style="float: right;">4,05€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Plastic Tyre Levers (3x)<span style="float: right;">2,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Shift Levers: Shimano Acera SL-M360 (3&#215;8)<span style="float: right;">24,50€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Shift Cables &amp; Housing Set<span style="float: right;">9,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Shift Cables (spare)<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">V-Brake Pads 1: Clarks Elite CPS-959 (2x)<span style="float: right;">16,56€</span></p>
<p style="text-align: left;">V-Brake Pads 2: B-Twin Severe Conditions (spare)<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Brake Cables &amp; Housing Set<span style="float: right;">9,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Brake Cables (spare)<span style="float: right;">3,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Chain: Shimano CN-HG40 (spare)<span style="float: right;">5,95€</span></p>
<p style="text-align: left;">Silverline Chain Wear Tool<span style="float: right;">3,48€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Vioo 100 White Headlight<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Vioo 100 Red Taillight<span style="float: right;">4,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Mem. Foam Saddle Cover<span style="float: right;">9,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Bottle Cage<span style="float: right;">2,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Toe Clips<span style="float: right;">5,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">B-Twin Teflon Oil<span style="float: right;">5,99€</span></p>
<p style="text-align: left;">Specialized Dropout (spare)<span style="float: right;">19,00€</span></p>
<p style="text-align: left;">Front-hub &#038; Free-hub Cleaning<span style="float: right;">30,00€</span></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $318,65 / 279,90€</p>								</div>
				</div>
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									<h2>Insurance</h2><p style="text-align: left;">World Nomads Explorer Plan<span style="float: right;">74,45€</span></p><p style="text-align: left;">Vodafone SIM w/ Simple+ Plan<span style="float: right;">9,99€</span></p><p style="text-align: right;"><strong>Sub:</strong> $96,13 / 84,44€</p><p> </p><p style="text-align: left;"><strong>Total:</strong> ~ $1.660 / 1.460€</p>								</div>
				</div>
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									<p>So, is Iceland really expensive?<br />I would say, it depends a lot on the type of experience you wish for. If you favour comfort, like renting a car, staying at hotels, eating outside and visiting the main attractions… yes, it surely is. If you seek discomfort, like travelling by bike or feet, staying at campsites, bringing your food from home and feeling the raw nature… well, it still is, but way less.<br />The second big factor is your pre-existent equipment. It doesn’t take a genius to understand that the more you already own, the less you are going to spend. In my case, since I was a bikepacking beginner (still am), I had to buy some essential stuff… and overhaul my 17 years old mountain bike.</p><p>The key message for this post is: don’t be discouraged if your dream destination seems unattainable. With your natural ability to adapt and a few tweaks here and there to your overall mindset&#8230; it may very well be.</p>								</div>
				</div>
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									<p>If you want, please share</p>								</div>
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		<title>Solitude</title>
		<link>https://www.oakenglass.com/solitude/</link>
					<comments>https://www.oakenglass.com/solitude/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 05:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iceland]]></category>
		<category><![CDATA[320 Changes Direction]]></category>
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		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Bikepacking]]></category>
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		<category><![CDATA[Virginio Carobbio]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://www.oakenglass.com/?p=1322</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solitude &#62; I was sitting alone at the picnic table next to the harbour fountain, when I noticed a guy riding a bicycle packed with more than twice my luggage. He passed right behind me, heading to one of the only two restaurants in town. “So, I’m not the only one bikepacking in this region…pity [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1322" class="elementor elementor-1322">
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									<p>&gt; I was sitting alone at the picnic table next to the harbour fountain, when I noticed a guy riding a bicycle packed with more than twice my luggage. He passed right behind me, heading to one of the only two restaurants in town.</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“So, I’m not the only one bikepacking in this region…<br />pity that I have to depart today.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>I waited there until the last whale sightseeing tour had left, then I reached the gas station to catch the bus to Borgarnes. While I was rearranging my gear to ease the loading of my bike in the bus trunk, a guy came up to me and said:</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“Hi, I’m Martin from Switzerland! I’ve seen you before at the port;<br />sorry if I didn’t stop… but I was really, really hungry.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>And so, we spent the whole trip chatting about solo cycling in Iceland, travelling around the world, the underrated primacy of experiences over belongings… and, of course, one of the main reasons I was there: Oakenglass’ <a href="https://www.gofundme.com/oakenglass-suicide-prevention-project" target="_blank" rel="noopener">crowdfunding campaign</a> for suicide prevention. When I introduced this heavy topic, one thing really amazed me about Martin: instead of showing signs of discomfort and the wish to change subject, he was sympathetic and keen to hear my story. The rare and admirable virtue of listening in place of speaking. Once I had finished, he said:</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p><em>“Suicide is a widespread problem in Switzerland as well. Perhaps I will also try to raise funds through my next bicycle adventure. Thank you.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>And he shared with me some slices of his dried apples. I tried to return the favour by offering him one of my whole-meal shakes, but he refused, rather grossed out. We then enjoyed in silence our fruit bits and the scenic view that unravelled before our eyes; he hadn’t stopped eating until we arrived at destination.</p><p>After unloading our bikes from the bus, I noted that his rack was missing a screw and it had been reattached to the frame with a blue raffia string.</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“Eheh… I have packed my rack with too much food<br />and one screw has broken off.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>Obsessive as I am, I had two spare screws, so I gave him one. He fastened it in a hurry, because he had to hop on the bus to Reykjavík, which was about to leave in a couple of minutes.</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p><em>“It should hold until the end, thank you.”</em></p><p><em>“Don’t mention it. See you around.”</em></p><p><em>“Maybe.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>And thus, we parted ways.</p><p>My way was the campsite at Borgarnes, where I had planned to stay for two nights to explore its environs. As I was pitching my tent, a lone backpacker in his mid-thirties started to plant his own, two spots far from mine. There was something shady about him, I don’t know what, but my gut feeling told me to stay vigilant: my strategy was to sleep with one eye open and leave at dawn. Therefore, I sealed myself inside the shelter to get ready for a long night. First things first, I switched my SIM cards to get data connection on my Lumia, so as to update Oakenglass’ <a href="https://www.instagram.com/oakenglass/" target="_blank" rel="noopener">Instagram</a> page. There, a day-old message from Cinzia &amp; Virginio:</p><p>&#8211;<br />A short excursus. While I was at home planning my journey in Iceland, for a series of unbelievable and unforeseen coincidences, I came across a blog post about <a href="https://www.millivina.is/it/" target="_blank" rel="noopener">Milli Vina</a>, a guesthouse close to Borgarnes. It is owned by Cinzia &amp; Virginio, an Italian couple who have been brave enough to leave their hometown and chase a dream. Their hometown? Never tell me the odds… same as mine, Bergamo. I immediately wrote them an e-mail to let them know how bizarre all of this was and to promise them a visit on a future trip. From then, we began to follow each other on social media.<br />&#8211;</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p><em>“If you want you could be our guest for two nights,<br />so you don’t have to sleep at the camping ground…”</em></p><p><em>“I’m seriously speechless… thank you. But I’ve read your message only now that it’s dark. </em><em>Is it ok if I come tomorrow in the early morning?</em></p><p><em>“How about we come to get you now?”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>They did. After leaving my bike at the gas station, we covered by car the 30 kilometres that separate the campsite from Milli Vina. Each of its six rooms is distinguished by a different pastel colour, so I picked my favourite one: green. Then I rushed downstairs, because they were preparing a cup of steaming tea for me. Like old friends who had not seen each other for a long time, we spent all evening talking together about everything: from the reality of living in Iceland to the difficulties of managing a little guesthouse, from the spectacle of wild nature to the wonder of human connections, from where we started to where we want to end. In a few hours I recovered all the words I had not said and all the words I had not heard during that week. Eventually, we said goodnight. I rested my head on the fluffy pillow of my queen-size bed and went to sleep, safe and content. That day had unfolded in a marvellous shape.</p><p>…</p><p>On their way to Reykjavík, Cinzia &amp; Virginio took me to Borgarnes to retrieve my bike, and recommended a destination for a day trip: Stálpastaðir, a forest of foreign evergreens on the banks of Skorradalsvatn lake. Sold! After a quick roam through the southern boroughs of the town, I crossed the bridge and turned left on a secondary road with mild traffic. Despite this, it crosses my favourite corner of Iceland: pearl waters, obsidian mountains and jade lands… all around cosy, little homes and curious, little horses. Then right, on the (mostly) gravel road that would have brought me into the woods. American-fifties style swimming pool billboards, a yellow farm, fields of sheep that run away from (or with?) me, a blue expanse, glass and wood villas parcelled out along the lakeside, an evergreen frame.</p><p>There was no one. Was I, again, alone? Boom: silence. Me in the middle of the road, throbbing blood, the friction of my tyres on the ground, wheezing breath, the rustle of the wind on my gear, dripping sweat. My mind was no more: no concern, no pride, no hope, no doubt… not a single thought. Instead, my body and the cosmos embraced in boundless unity. One consciousness with no past and no future, but lost into the space of the present time. Then I became aware of my existence and that, in this weird experience, I was not alone. I was solo with everyone. No more fear, anger, hate, pain, shame, guilt and sorrow… nor even bliss. Just a flawless flow.</p><p>I kept sailing in this inner-outer state until I got back to my temporary home. There, at last, the first real hot shower I had in more than a week; after drying myself off, a nice (at least, for me) sulphur scent persisted on my skin. I took a seat on the bed with the intent of enjoying the view outside, but I soon let my back fall down on it, arms wide open. With my eyes closed, I waited for the slowness of the ambiance to fill me up. That sensation, I wished to save forever. When I opened my eyes, the shadows were about to get longer.</p><p>Then, a message from Cinzia:</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“Virginio is cooking lamb fillet on the barbecue.<br />We are waiting for you with us in about half an hour…”</em></p><p><em>“Just wow! I’ll be there.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>I don’t know if it was his culinary skill, the quality of the ingredients or the fact that I had been drinking liquified powder for many days… but, honestly, that was the finest meat I’ve ever eaten.</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“It’s still early… do you want to see the waterfalls<br />and the hot spring near here at twilight?”</em></p><p><em>“What? I didn’t know they were there… of course!”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>I enquiringly listened to their storytelling about the natural and cultural background of those hidden gems. Hraunfossar, almost a kilometre of rivulets pouring out of lava fields. Barnafoss, a ruthless water slide that some say had killed two children who had tried to cross it via a natural stone bridge, later demolished by their heartbroken mother. Deildartunguhver, a hot spring so hot that a large part of its water is being piped for kilometres and kilometres to supply heating and, who would have ever said it, warm water. The crimson light of dusk had certainly added a somewhat dramatic vibe to the entire walk.</p><p>As it was getting dark outside the jeep, I asked Cinzia &amp; Virginio two of the most stereotypical questions:</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“What do you miss from Italy?” </em></p><p><em>“Good garlic and Pantelleria capers.”</em></p><p><em>“What would you miss from Iceland if you came back to Italy?”</em></p><p><em>“The quality of life, especially in terms of friendships.”</em></p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>If you think about it, these are quite strong statements to reflect upon. I was doing so in my bed, when my mind drifted away.</p><p>…</p><p>The day of another goodbye. I woke up early to fix my things, have breakfast and try to lose the anxiety I always have when I’m about to move beyond the boundaries of my comfort zone: at the end of the day, I would have been in Reykjavík, with no idea what to do next. I went downstairs into the common area to chill myself, and found two perfect ways to do it: a box full of Diabolik comics to read, and stacks of tourist leaflets and travel guides to take away. After reading a couple of thief stories and taking a mini-guide about the capital area, I was finally ready enough to leave.</p><p>Like Milli Vina itself, my hosts have been exquisite and adorable: they offered me a ride, a roof, a meal, a jaunt and, above all, they cared about me… even though I was a stranger. Yes, a fellow citizen, but still a stranger. I couldn’t have asked for anything better, and I couldn’t have been more grateful.</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“When this land will summon you the next time,<br />we hope to see you again.”</em></p><p><em>“I hope it, too.”</em></p>								</div>
				</div>
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									<p>And thus, we parted ways.</p><p>Thirty rather easy kilometres to Borgarnes by bike, and then on my way to Reykjavík by bus. The same dull landscape I had kind of hated on my arrival, now acquired a new pleasant taste. Maybe it was brushed by a better light, or maybe I was seeing it under a better light. However, as soon as I reached the capital, every luminous beam disappeared.</p>								</div>
				</div>
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									<p><em>“This is unbelievable. How come it’s always heavy raining in Reykjavík?”</em></p>								</div>
				</div>
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									<p>I pitched my tent under a campsite tree, snuggled up inside my sleeping bag and started studying the guide.</p><p>…</p><p>Three days of sun (!) exploring Reykjavík city centre and its outskirts. Knowing nothing about them, I was stunned by their beauty… which, like an artist’s masterpiece, cannot be grasped by simple words. Those colours and contrasts must be lived in first person. So, please, watch nothing and plan nothing; just go there. You’ll find hundreds of things to see and, if you can afford them, do.</p><p>…</p><p>On my fourth day in Reykjavík, the city that amazed me most in all my life, I had to prepare for my departure.</p><p>I rode to the place where my cardboard box was stored not to retrieve it, but a small box inside. I needed the latter to pack my tent and sleeping bag, but I didn’t need the former to pack my bicycle… as I wouldn’t have brought it home. In fact, I had previously decided to hide my bike near the bus stop to the airport, so that Cinzia &amp; Virginio could have recovered and kept it. I really cherished the idea that a part of me would have carried on wandering free in that wonderland, for a little while longer. This would have been the perfect closure.</p><p>Just before leaving <span style="font-family: Comfortaa, sans-serif; font-size: 18px; font-style: normal; font-variant-ligatures: normal; font-variant-caps: normal; font-weight: 300;">Reykjavík</span>, it started to rain; a thin, on the brink of freezing, rain. During the bus ride to the airport, I didn’t feel the classic nostalgia of leaving, but instead harmony. For two reasons, I believe. One: I was living the world in each moment, above time. Two: thanks to my experience of failure, I had been struck by many new insights… these are just four of them.</p><p>Not over-planning keeps the surprise intact.<br />Reaching out can change a journey, or even a life.<br />Life isn’t a speed run, and should be lived at a slow pace.<br />I’m not done searching for something. Hopefully, I’ll never be.</p><p>But mine, are just hollow words. You have to go out there and get to this kind of realisations on your own.</p>								</div>
				</div>
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									<p>If you want, please share</p>								</div>
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		<title>Loneliness</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Iceland]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Loneliness &#62; “Ladies and gentlemen, this is the Captain. We have just been cleared to land at Keflavík Airport, Iceland. As we start our descent, please make sure your seat backs and tray tables are in their full upright position. Also, make sure your seat belt is securely fastened and all carry-on is stowed underneath [&#8230;]</p>
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					<h1 class="elementor-heading-title elementor-size-default"><a href="https://www.oakenglass.com/loneliness/">Loneliness</a></h1>				</div>
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									<p>&gt; “Ladies and gentlemen, this is the Captain. We have just been cleared to land at Keflavík Airport, Iceland. As we start our descent, please make sure your seat backs and tray tables are in their full upright position. Also, make sure your seat belt is securely fastened and all carry-on is stowed underneath the seat in front of you or in the overhead bins. Cabin crew, please take you seats for landing.”</p>								</div>
				</div>
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									<p>I watched outside the window and saw my dream land touched by sunrays and scattered rainy clouds. Then I noticed that my two neighbours, a senior couple, were holding their hands; not out of fear, but out of happiness. As we were descending to the ground, both visions truly moved me.</p><p>During the bus trip from Keflavík airport to Reykjavík I still had my head so deeply in the clouds that I remember almost nothing of it. Droplets of rain on the windshield, cars passing by, a harbour full of containers. What else? Yes, an alleged Viking Hotel.</p><p>It was sunny while I was unpacking my bicycle, but as soon as I balanced the cardboard box on the saddle and the handlebars of my bike to carry it by foot to a storage place, the rain started to fall again. Seven kilometres of misery. After dropping it off, seven kilometres to run… in the sun.</p><p>On the bus from Reykjavík to Staðarskáli I finally had the time to relax and enjoy the view outside. Well, I’d lie if I said I wasn’t disappointed. And I’d lie if I said this wasn’t the first thought that crossed my mind:</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Iceland is just a greener and darker Sardinia?”</p>								</div>
				</div>
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									<p>A bare landscape dotted with boulders, creeks and mountains. Intoxicated by all those over-retouched photos I had seen online, I expected to be wonderstruck by every corner. Instead, every corner seemed to be only meh. But then the sun began to set, and it somehow shaped a triple rainbow on the horizon. I could clearly see where it touched the ground, and wondered if there were three pots of gold at its ends.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Ok, ok… maybe I’m wrong, maybe there <em>is</em> more.”</p>								</div>
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									<p>As the sun fell beyond the rocky skyline, light wind and rain again. This sanctioned the beginning of my bikepacking journey around the Westfjords: 10 kilometres to go before I sleep. I don’t know if it was the dreary weather, a blind spot on the road or simple inattention, but a truck near missed me at high speed.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Shit, this is exactly what I need to avoid!”</p>								</div>
				</div>
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									<p>Shaken but not ironed out, I got to Borðeyri: my first night under an arctic sky. The gentle tapping of the rain on my cosy tent quickly brought me to sleep.</p><p>…</p><p>I woke up that it was still dark outside to prepare for my first stage, Borðeyri to Hólmavík: 108 km. Everything was in order, except for the odometer of my bike. For some reason, it had stopped working.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Whatever… there’s only one road. I arrive when I arrive.”</p>								</div>
				</div>
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									<p>And here lies the problem: if there’s one road only, all the vehicles will travel that way. Hence, I rode my bike with my mind always centred on the nearing traffic, which I could rarely hear approaching due to the constant sound of the wind in my ears. And I didn’t know for how many more kilometres I should have lingered on that uneasiness. A lovely sunny day, green fields full of curious sheep, little white houses, lake-like sea in deep fjords, seagulls flying over me… and I didn’t really feel them. I needed to, but I could not. When I reached Hólmavík I was flat-out exhausted, not physically but mentally. I was sorry.</p><p>…</p><p>I didn’t want to spend the rest of my journey constantly worrying about traffic, so I devoted the following day to sleeping and changing my plan. Instead of going clockwise to the wilderness between Hólmavík and Flókalundur, I would have gone anti-clockwise to Heydalur; a nice place to crash for a few days. A 110 km stage on a (hopefully) less beaten road: a steep rise of 440 m a.s.l. (13% grade) and then all downhill and flat stretches.</p><p>…</p><p>I ate my breakfast watching the sun rising over the bay, somehow fixed the odometer and was ready to go. The road was mostly straight and therefore rather dull, but in fact there were almost no vehicles. I had just started to relish the verdant valley when the hill arose before my eyes.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Oh, come on… are you kidding me?”</p>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>I soon shifted to the shortest gear and began zig-zagging on the whole carriageway to keep my balance. After about half of the climb, the road bended on the right just in time to allow me to see four oversize load trucks closing in fast on my position. Well… I decided to stop, let them pass me and proceed by feet.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“My pushing the limits ends where the others’ folly begins.”</p>								</div>
				</div>
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									<p>As soon as I reached the top of the hill, I had a surreal experience: a pond with swans, spots of snow, a grass-covered shack and a lonely boy walking around. There, it was so cold that I could perceive my own breath in the air, and that both my phones went off. After turning them back on, I noticed two things: the clocks marked one hour after noon and the signal bars were non-existent. With another 80 kilometres to go, those were not good news, even if I had already overcome the hardest part. For one hundred metres, I suppressed a deep sense of vulnerability and apprehension… the feeling that what I was doing was not right. And then a forgotten memory popped up in my mind:</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Do you know that I increase my <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Micromort" target="_blank" rel="noopener">micromort</a> number by 1 unit for every 10 kilometres of motorcycle travel?”</p>								</div>
				</div>
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									<p>Lorenzo cheerfully asked me this question a few months before that damned night of May, while we were returning home from the movie theatre. I couldn’t not listen to his voice, so I turned around and went back to Hólmavík. Had that memory remained buried, I wouldn’t have changed direction since I’m stubborn, and who knows what would have happened: the possible outcomes of my journey would have been endless. Thanks to that experience, I learnt the thin difference between courage and imprudence.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Hi. I’d pay four more nights at the campsite, please.”</p>								</div>
				</div>
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									<p>The guy at the counter looked at me with an astonished expression, but I couldn’t figure out why.</p><p>…</p><p>Three days exploring the little town of Hólmavík far and wide; I laid the tyres of my bike everywhere I could. Plate covered colourful houses. Artsy paintings on the walls. Peculiar ornaments on the inner windowsills. Snowy linens drying in the wind. Big wheel off-road vehicles in the streets. Huge BBQs in messy courtyards. Small rucksacks left there in front of the main door. Rusty car wrecks in untidy backyards. Abandoned fishermen’s sheds. Broken fences and locks of a warehouse. A coastal road leading to nowhere. Black shores strewn with seaweeds and bird traces only. An empty kennel near a white cross planted in the ground, with the name “Lan” written on it. At that moment, I understood the look on that guy’s face.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“Where is everybody?”</p>								</div>
				</div>
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									<p>Except for a couple of passing tourists around the Museum of Sorcery and Witchcraft, the gas station and the campsite, it seemed like a ghost town. The only few locals I’ve seen appeared to be annoyed by my presence, or they even behaved in a way that nearly creeped me out.</p><p>There were two girls playing dice and drinking sodas on a table overlooking the harbour; as soon as I sat on the table next to them to enjoy the sun, they left. I was riding in a residential area to discover new, random photographic views: a woman was washing the dishes in front of a window and a man was unlocking the door of his house; they kept staring at me, with a blank face, until I was out of their sight. Every morning at the same exact time, a lady with a stroller walked a dead-end road three times… the road that leads to the campsite.</p><p>I didn’t feel welcome there. Everything was desolate, and everyone was distant. In all my life, I’ve never felt so invisible. And thus, an unexpected realisation: might I have caught a glimpse of someone’s state of mind, someone who’s thinking to end his own life? Perhaps… I don’t know. What I do know is that I tried to relish the sky, the earth, the sea and all the beauty in between, but I could not.</p>								</div>
				</div>
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									<p>“How dare I not appreciate how lucky I am?”</p>								</div>
				</div>
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									<p>Again, I was sorry. Into this darkness, my own self didn’t have the strength to reach out to the world. I just hoped that it was the world to reach out to me.</p><p>…</p><p>On my fourth day in Hólmavík, it did.</p>								</div>
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									<p>If you want, please share</p>								</div>
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		<title>Rollercoaster</title>
		<link>https://www.oakenglass.com/rollercoaster/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Niccolò Salvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2018 19:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Updates]]></category>
		<category><![CDATA[320 Changes Direction]]></category>
		<category><![CDATA[A Two-Fold Story]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[Change Mental Health]]></category>
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		<category><![CDATA[GoFundMe]]></category>
		<category><![CDATA[Iceland]]></category>
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		<category><![CDATA[Solitude]]></category>
		<category><![CDATA[Suicide Awareness]]></category>
		<category><![CDATA[Suicide Prevention]]></category>
		<category><![CDATA[Westfjords]]></category>
		<category><![CDATA[WSPD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rollercoaster &#62; This will only be a quick update. The days following the launch of Oakenglass’ fundraising campaign have been an emotional rollercoaster. Joy, thanks to the closeness of some. Anger, due to the apathy of others. Bliss, thanks to the philosophy I live by. Rage, due to the narcissistic capitalism we live in. Then [&#8230;]</p>
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									<p>&gt; This will only be a quick update.</p><p>The days following the launch of <a href="https://www.gofundme.com/oakenglass-suicide-prevention-project" target="_blank" rel="noopener">Oakenglass’ fundraising campaign</a> have been an emotional rollercoaster. Joy, thanks to the closeness of some. Anger, due to the apathy of others. Bliss, thanks to the philosophy I live by. Rage, due to the narcissistic capitalism we live in. Then melancholy, rapture, anxiety, serenity, concern and hope… all melted together before my journey alone.</p><p>Perhaps I’ll elaborate, one day.</p><p>Anyway… the campaign is going well, and I have many new ideas to support it as soon as I come back home. My journey in Iceland begins tomorrow (Sept. 1st) and ends in two weeks (Sept. 16th).</p><p>See you around, kids.</p>								</div>
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									<p>If you want, please share</p>								</div>
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